Il 2020 annus horribilis per la radio. Ecco perché…

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Foto di Free-Photos da Pixabay

Tanti saluti al 2020, annus horribilis a causa della pandemia. E guardando al mondo dei media un anno da scordare in fretta soprattutto per la radio. Le oltre 550 radio presenti sul territorio, infatti, presto potrebbero diventare molte di meno. Il Covid 19 ha prodotto un calo degli ascolti e soprattutto della raccolta pubblicitaria. E anche un aumento delle polemiche tra gli editori. Ma andiamo con ordine e vediamo perché.

GLI ASCOLTI – Gli ultimi dati disponibili pubblicati da Ter (Tavolo editori radio) riguardano il periodo 16 giugno-14 dicembre 2020. Causa pandemia, infatti, è stata effettuata solo una rilevazione lo scorso anno. Gli ascoltatori nel giorno medio sono stati 33.689.000; erano stati 34.849.000 nel 2019. Sono 17 le emittenti a diffusione nazionale e quella più seguita – nel secondo semestre del 2020 – è stata Rtl 102,5 con un ascolto medio giornaliero di 6.992.000 ascoltatori. Al secondo posto di questa speciale classifica troviamo Radio Deejay con 5.001.000 spettatori. A chiudere il podio, infine, Radio Italia con 4.964.000 ascoltatori. A seguire, con 4.914.000 ascoltatori al giorno, c’è Rds seguita al quinto posto da Radio 105 con 4.361.000 ascoltatori. Solo sesta Radio1, l’ammiraglia della Rai, con 3.566.000 ascoltatori. Due i target principali: 25-54 anni e oltre 64 anni. Ma naturalmente molto dipende dai palinsesti. I picchi d’ascolto sono la mattina – tra le 7 e le 9 – quando le persone vanno al lavoro, e la sera – tra le 18 alle 20 – quando rientrano. Da non sottovalutare, infine, anche gli ascolti durante la pausa pranzo. Un ascolto stimato per oltre il 75% in auto. Ma la radio si ascolta anche tramite la tv (che annovera 15 canali visual radio), o con lo smartphone (dove spopolano le app), i pc, i tablet e gli smart speaker.

LA RAI SI METTE IN PROPRIO – A differenza della televisione, che si affida al campione Auditel, ai meter e ultimamente alla total audience (rilevazione diretta degli ascolti attraverso lo streaming), la radio è ancora un mezzo tradizionale. Degli ascolti si occupa dal 2017 Ter (Tavolo editori associati) e lo fa con 120 mila interviste all’anno. Utilizza il cosiddetto metodo Cati (Computer-Assisted Telephone Interviewing): trentamila interviste per ogni trimestre, 15 mila le fa Gfk e 15 mila Ipsos. Queste interviste producono due dati semestrali e un dato annuale. Doxa costruisce la curva d’ascolto dei 7-14-21-e 28 giorni. E infine c’è Reply che controlla a sua volta l’operato di questi istituti. Un sistema che non soddisfa a pieno i big spender della pubblicità. E con non piace anche ad alcuni editori che si ritengono sottostimati, come la Rai. Ma è pur vero che le radio sono oltre 550, e rilevare l’ascolto di quelle locali non è uno scherzo. E non lo è neanche istallare almeno 100 mila meter, una cosa improponibile a livello industriale. Ma c’è chi in Viale Mazzini ha deciso di dire basta e di mettersi in proprio con rilevazioni tramite meter. Insomma in Rai (con dodici radio all’attivo) minacciano rilevazioni fatte in casa. Dati veri, rilevati minuto per minuto poco dopo la messa in onda dei programmi. E soprattutto rilevazioni che attingano a piene mani dal mondo del digital e dell’on-demand. Insomma, Al settimo piano sono stufi di conoscere i dati d’ascolti di Sanremo al Sanremo dell’anno successivo! Presto novità…

LA RACCOLTA SPROFONDA – Dal 2015 la raccolta pubblicitaria della radio è sempre stata in crescita. Ma anche qui la pandemia ci ha messo lo zampino. Per accorgersene basta guardare gli ultimi dati ufficiali pubblicati dall’Agcom nell’osservatorio Covid. Nei primi nove mesi del 2019 la raccolta è stata di 501 milioni di euro; nei primi nove mesi del 2020 è crollata a 381 milioni di euro. In pratica -23,8%. Una vera e propria débâcle, alla quale non è detto che tutte le radio risecano a sopravvivere. Piani di ristrutturazione, tagli sostanziosi ai costi e alle produzioni sono dietro l’angolo. Serve un’idea…

LA SVOLTA – II sistema radiofonico italiano, con milioni e milioni evaporati in pochi mesi, si trova dunque a dover ripensare il proprio modello di business. Servirebbe un tavolo comune tra editori, artisti, big spender, agenzie e centri media, per creare un nuovo sistema virtuoso e dinamico. Innanzitutto, come detto, servono dati freschi sugli ascolti da mettere sulle scrivania dei big spender per evitarne la fuga verso altri lidi come la tv e il digitale (unico mezzo col segno positivo nel 2020). Inoltre la radio deve aumentare e valorizzare la sua penetrazione su pc, smartphone, smart-speaker e televisioni. E cavalcare i nuovi fenomeni social legali all’audio (l’ultimo è Clubhouse). In proposito si registra un consolidamento della visual radio, con una missione specifica: intercettare le generazioni più giovani, che hanno un approccio ai mezzi fortemente visivo. Nel 2021 in Italia si contano 15 canali visual radio (elaborazioni Confindustria radio televisioni su dati operatori) tra digitale terrestre e satellite (Sky e TivùSat). Sono Radio Italia Tv; Radio Norba Tv; R101 Tv; RTL 102.5 HIT Radio Hd; Radiofreccia Hd; Radio Italia Tv Hd; Deejay Tv; Radio Zeta Hd; Radio Italia Trend tv Hd; Rds Social Tv Hd; Virgin Radio Tv; Rtl 102.5 Viaradio Hd; Radio Kiss Kiss Hd; Radio 105 Tv; e Rmc Italia Tv. Il futuro della radio passa anche da qui…

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