Il 7 febbraio 2020 si chiude il caso Rai di “Iman Sabbah”

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La giornalista Iman Sabbah in diretta da Betlemme per RaiNews24. Foto da Facebook.

Presto la Rai non avrà più un corrispondente da Parigi assunto (nel lontano 2003) con qualifica di giornalista ma non iscritto all’ordine dei professionisti. Stiamo parlando di Iman Sabbah (di nazionalità israeliana, e dal 2013 anche italiana) che – a quanto apprende Lo Specialista – venerdì 7 febbraio 2020 sosterrà l’esame di ammissione all’ordine dei professionisti italiani. Ma non un esame canonico, scritto e orale, come quelli fatti da tutti i giornalisti del BelPaese. Un esame ad hoc, in quanto la Sabbah ha presentato domanda al ministero della Giustizia, ufficio Ordini Professionali e Pubblici Registri, di equiparazione della sua iscrizione all’elenco speciale dei giornalisti stranieri (risalente al 2002) con l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti professionisti italiani. Una procedura – spiegano dall’Odg a Lo Specialista – che “piaccia o meno” è prevista per tutti gli ordini professionali. La commissione che farà l’esame, nominata dal ministero e partecipata anche dall’Odg, ha ritenuto di limitarsi ad un esame solo orale avendo riconosciuto “un’ampia esperienza” al candidato.

LA SCORCIATOIA – Insomma, per bypassare il normale iter di legge previsto in Italia e diventare giornalisti professionisti, la procedura è chiara. Altro che praticantato di 18 mesi o scuola di giornalismo per 24 mesi. E figuriamoci se serve un esame di idoneità scritto e orale. Basta svolgere la professione all’estero, preferibilmente in Paesi dove neanche chiedono esami o formazione continua. Poi chiedere l’iscrizione all’elenco speciale degli stranieri in Italia. A quel punto il gioco è fatto. E pazienza se la Rai (dove tutti gli assunti nelle testate giornalistiche devono essere iscritti all’ordine) Iman Sabbah l’ha prima assunta, poi promossa caposervizio, quindi caporedattore e infine premiata nel 2017 con la corrispondenza da Parigi dopo un “job posting” al quale non poteva partecipare. E che volete che sia se gli incarichi ricoperti in questi 16 anni non erano compatibili con i suoi titoli, come ha spiegato lo stesso ministero della Giustizia. Alla fine tutto s’aggiusta. Chiamatela, se volete, “equiparazione…”

Ps: gentile Iman Sabbah, niente di personale. Ma la storia era parecchio curiosa e valeva la pena di essere seguita e scritta dall’inizio al lieto fine…

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