Il calcio e le tv in modalità sopravvivenza

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Il calcio ha bisogno delle pay tv. Le pay tv hanno bisogno del calcio. Il coronavirus ha mandato entrambi in rianimazione. Si potrebbe sintetizzare così la pedata che l’emergenza covid-19 ha dato allo sport più amato dagli italiani. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire cosa sta realmente accadendo. La Serie A è ferma ormai dal 9 marzo scorso. Le squadre per decreto non si possono neanche allenare e non si sa se e quando potranno ricominciare a giocare gare ufficiali. Inevitabile che l’assenza delle partite di calcio in diretta stia mandando in fibrillazione i palinsesti di Sky e Dazn. Senza la “killer application” del pallone – e con uno tsunami di repliche – i broadcaster stanno rischiando una valanga di disdette. A questo si aggiunga il crollo delle inserzioni pubblicitarie. Bisogna dunque correre ai ripari. Come? Ad esempio – stando a quanto riportano in questi giorni alcuni quotidiani – Sky, Dazn e Img (la società che distribuisce i diritti tv della Serie A all’estero) non pagheranno la sesta e ultima tranche di questa stagione: circa 230 milioni più Iva. Sono 130 di Sky, più di 30 di Dazn e più di 60 di Img. Inoltre, le televisioni si sarebbero messe in modalità sopravvivenza: stop alle assunzioni, stop agli aumenti di stipendio, via libera a consumo di ferie e permessi; e probabile ricorso alla cassa integrazione.

TAGLIO AGLI STIPENDI – Senza questi soldi dei diritti tv il mondo del pallone – che addirittura avrebbe chiesto ai broadcaster un anticipo sulla prima tranche 2020/21 – comincerà ben presto a sgonfiarsi. Anche qui, dunque, modalità sopravvivenza. Non a caso importanti società, tra le quali la Juventus, per far tornare i conti stanno concordando drastiche riduzioni del costo del personale. A partire naturalmente dai maxi stipendi dei giocatori.

LA RICETTA INGLESE – Il calcio e le tv in rianimazione, insomma. E per uscirne non c’è altra strada che tornare appena possibile a giocare. Come? La ricetta con ogni probabilità ce la indicheranno gli inglesi dove il mancato pagamento dei diritti tv costerebbe assai di più ai club della Premier. Si ipotizzano tamponi a tappeto per tutto il mondo del calcio e per tutto il circo mediatico. Dopodiché isolamento nei centri d’allenamento e partite a porte chiuse e ravvicinate (ogni tre giorni, magari aumentando il numero delle sostituzioni) per consentire di chiudere il campionato (e di incassare il dovuto dalle tv) entro l’estate ed evitare di pagare penali salate proprio ai broadcaster. Magari scegliendo stadi lontani dai focolai e dove le temperature d’estate consentano la disputa di partite di calcio. Certo, si dirà. Verrà travolto il calciomercato; i contratti dei giocatori – in scadenza al 30 giugno – andranno ridiscussi; la Uefa dovrà scompaginare tutti i propri calendari; verrà intaccata anche la prossima stagione; i giocatori non potranno fare le ferie e i ritiri; e soprattutto verrà messa a repentaglio la loro salute. L’ultima parola, naturalmente, spetterà alla politica. Tutto a sta a capire se il calcio per gli italiani (e per gli inglesi) è un bene di prima necessità…

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