Il Cdr bussa alla porta ma Giannini non apre mai. La Stampa in assemblea

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Massimo Giannini, direttore de La Stampa - Foto da streaming

di A.G. Professione reporter – Il Comitato di redazione bussa, ma Massimo Giannini non risponde. Da mesi.

Il Cdr, per ora, ha scelto una linea di responsabilità. Nessuna azione plateale, due comunicati alla redazione e il 29 aprile un’assemblea, per parlare anche di questa porta chiusa e decidere cosa fare.

Durante l’aperitivo – Scrivono i rappresentanti sindacali della redazione che il direttore non li ha incontrati quando è stato discusso l’accordo sulla Cassa Covid e la solidarietà. Non ha risposto ai rilievi e alle preoccupazioni sull’ordine di servizio su spostamenti e assegnazione di ruoli poco definiti. Non ha concesso al Cdr il tempo stabilito dal contratto di lavoro per esprimere i pareri sulle sue direttive. Non ha comunicato al Cdr i “distacchi” di colleghi provenienti da altre società del gruppo Gedi e collocati in posizioni di vertice alla Stampa. Non ha comunicato i “distacchi” di alcuni colleghi della Stampa in altre società del gruppo. Non ha comunicato la partenza di nuove iniziative editoriali. Un ennesimo incontro è stato chiesto per affrontare, da settembre, la fine della solidarietà. Nessun riscontro. “Comportamento grave”, conclude il Cdr.

Il Cdr chiede conto e Giannini neanche risponde. Il 21 aprile, però, nel corso di un aperitivo per il lancio del canale Food, ha detto, in via del tutto informale, di avere intenzione di vedere il Cdr per confrontarsi su alcune “sfumature”.

Provincie trascurate – È difficile il rapporto fra Giannini e il quotidiano di Torino. È noto che il suo desiderio sarebbe stata la direzione di Repubblica, con il sostegno autorevole anche dall’ex direttore Ezio Mauro. Ma Elkann ha preferito Molinari per l’ammiraglia del gruppo. Si è quindi integrato poco con la realtà locale, pochi contatti con la città, pochi o nulli con le redazioni provinciali. Una grande cura grafica del giornale, con l’attenzione molto spostata sulla politica romana (versante sinistra, in particolare) e l’economia, i temi di cui Giannini si è occupato lungo tutta la sua carriera. Ha nominato ai vertici della redazione romana tre donne, ha messo in prima pagina molte firme di donne e quasi esclusivamente firme di collaboratori. Proprio il 24 aprile pubblica lo scoop del collaboratore Gianluigi Nuzzi sui verbali dell’inchiesta per stupro sul figlio di Beppe Grillo.

Le copie? Nel disastro generale, La Stampa è una delle testate che ne perde di più: mese per mese il calo è costantemente a doppia cifra rispetto all’anno precedente. A febbraio 2021 (ultimi dati disponibili, fonte Primaonline) meno 10,7 rispetto a febbraio 2020, con il Corriere che perde 4,7, Repubblica che perde 5,7 e Il Messaggero a meno 13. A dicembre 2020 La Stampa aveva perso l’11 per cento su dicembre 2019, a novembre l’11,1, a ottobre il 13, a settembre era a meno 18 su settembre 2019. In assoluto, Giannini ha preso in mano il quotidiano il 24 aprile del 2020: in quel mese La Stampa ha venduto (carta più digitale) 118.246 copie. Nel febbraio 2021 è a 114.353 (ma il confronto fra mesi diversi è poco attendibile).

Sui rapporti con la redazione, è stato detto. I più feroci detrattori del direttore che viene da Roma, lo chiamano, nei corridoi, “marchese del Grillo”.

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