Il flop del calcio in streaming. Dopo un mese di serie A, ascolti e abbonati non decollano

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foto da https://www.pxfuel.com

Il calcio in streaming non piace agli italiani. Ad un mese esatto dall’inizio della Serie A, sembra essere questo il primo verdetto sulla nuova modalità di fruizione targata Dazn. Siamo solo all’inizio di un percorso che durerà tre anni (i diritti televisivi sono stati aggiudicati fino al 2024), ma se il buon giorno si vede dal mattino il primo bilancio non fa ben sperare. Il numero di abbonati a Dazn e al suo alleato Tim non decollano, gli ascolti nemmeno e la spallata al rivale dichiarato, Sky, per ora non c’è stata.

Gli ultimi numeri che confermano queste conclusioni sono arrivati ieri dal Cda di Tim che ha esaminato i dati preliminari del terzo trimestre. Dati che parlano di circa mezzo milione di abbonati al calcio di Dazn attraverso la piattaforma TimVision. Un risultato non certo entusiasmante soprattutto perché la corsa all’abbonamento avrebbe subito una brusca frenata a Settembre dopo una buona partenza: solo a luglio erano stati in 400 mila a sottoscrivere l’accordo per vedere la serie A su Timvision. Poi, complici le ferie agostane e la partenza titubante delle prime giornate di campionato, con qualche problema tecnico ed una qualità di visione tutt’altro che eccezionale, l’entusiasmo degli appassionati di calcio si è raffreddato parecchio. Sella frenata degli abbonamenti avrebbe influito anche la pirateria, che l’azienda sta cercando di contrastare, e il fatto che più utenti possono condividere uno stesso abbonamento. Tim comunque non dispera e dal suo interno filtra fiducia sulla possibilità di raggiungere il milione e mezzo di abbonati al termine del triennio, come previsto dal piano iniziale, che permetterebbe alla telco italiana di realizzare un discreto margine. Insomma al momento siamo ad un terzo del percorso ma c’è ancora tempo per migliorare e, sebbene a singhiozzo, le nuove sottoscrizioni continuano ad arrivare.

Se Tim non sorride, ancora peggio se la passa in questi giorni il suo grande alleato Dazn. Il gruppo inglese è finito nell’occhio del ciclone per i problemi con lo streaming registrati durante le prime giornate di campionato. I blocchi durante la trasmissione delle partite (ultimo quello di cui abbiamo parlato qui, durante le partite del turno infrasettimanale di ieri durato oltre mezz’ora) che hanno fatto insorgere gli abbonati, hanno causato petizioni lanciate dalle associazioni di consumatori per far tornare il calcio su Sky e in ultimo hanno provocato l’intervento della politica che ha portato ad una risoluzione approvata dalla Camera per spingere la piattaforma streaming a migliorare il servizio e a rendere più trasparente la rilevazione degli ascolti.

Gli ascolti non decollano – Proprio gli ascolti sono un altro grande segnale di come, almeno finora, gli italiani abbiano bocciato il calcio in streaming. Mentre da un lato i dati sulle prime 5 giornate forniti da Nielsen che analizza la total audience, ovvero sia i contatti da smart tv che quelli da tablet, pc e smartphone sembrano essere in linea con gli anni precedenti se non addirittura migliori, quelli che arrivano da Auditel, solo sui contatti da smart Tv, sembrano essere impietosi, con un calo di circa il 50% rispetto al passato. Ora, che molti italiani guardino le partite su device mobili piuttosto che sul vecchio caro televisore è possibile, ma la differenza tra le due rilevazioni sembra francamente eccessiva. Ad aumentare i dubbi sulla effettiva veridicità delle rilevazioni si è aggiunta la polemica sul modo con cui questi dati, che Dazn fa elaborare non da un ente certificatore terzo ma da Nielsen su produzione della stessa Dazn, vengono prodotti: con utenti conteggiati più volte anziché singolarmente per la visione di più partite nella stessa giornata. Da qui i dubbi dei pubblicitari che su questi numeri programmano i loro investimenti e la richiesta della politica di fornire rilevazioni degli ascolti più trasparenti.

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