Il New York times racconta la storia di Paolo Borrometi

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Fare il giornalista in Italia e denunciare gli affari della mafia. Se ne è occupato niente di meno che il New York Times raccontando la storia di Paolo Borrometi, reporter finito sotto scorta dopo essere stato minacciato da “Cosa nostra” per i suoi reportage “scomodi” pubblicati sul sito “La Spia”.

Il giornale lo ha intervistato in una corrispondenza di Gaia Pianigiani, al termine di un suo intervento in un liceo della Capitale, uno dei tanti in cui è impegnato quando non è al lavoro sulle inchieste per svelare i legami tra mafia e mondo degli affari. Proprio i suoi reportage sul business ortofrutticolo della Sicilia orientale nelle mani di Cosa nostra ha innescato la spirale di ritorsioni e violenze che lo ha costretto a lasciare la Sicilia per trasferirsi a Roma, dove hanno continuato a raggiungerlo le minacce di morte.

La più recente è stata svelata da una intercettazione ambientale in cui un boss del Ragusano lamenta che Borrometi sia ancora libero di scrivere e suggerisce di fare “un fuoco d’artificio” come quelli degli anni ’90 (il riferimento è alle stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992 e agli attentati di Roma e Firenze del 1993).

L’articolo del New York Times parla anche di altre storie simili, come quella di Lirio Abbate, giornalista dell’Espresso scampato miracolosamente a un attentato a Palermo, quella di Federica Angeli, impegnata a portare alla luce gli interessi dei clan nelle periferie della capitale. Ma anche di Roberto Saviano, noto negli Stati Uniti per i suoi romanzi e la fortunata serie tratta da “Gomorra”. E sottolinea che sono decine i giornalisti minacciati dalla criminalità nel nostro Paese.

Ad arricchire il reportage anche la testimonianza del magistrato della Procura di Palermo, Nino di Matteo, e di Pauline Adès-Mével, responsabile per l’Europa di Reporters Senza Frontiere.