Il piano editoriale: cos’è, come si fa e perché è indispensabile

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foto: Canva

Si fa presto quindi a dire “piano editoriale”. Ma cosa si intende precisamente per “piano editoriale”? A cosa serve? A chi serve? Serve? E soprattutto, esistono una serie di indicazioni o regole valide per qualsiasi contesto operativo, oppure ha più senso parlare di un “metodo” universalmente applicabile? Un calendario editoriale per chi lavora nell’universo “comunicazione e informazione” è sempre e comunque uno strumento prezioso per dare continuità, ordine e respiro ad una strategia comunicativa e informativa.

Progettare, strutturare, coordinare e attuare la pianificazione e la pubblicazione di contenuti editoriali può sembrare semplice, ma è un processo che richiede strategia, metodo, coerenza, “vision”. Ed è evidente che con gli irreversibili cambiamenti dei mondi della comunicazione, del marketing, delle relazioni pubbliche e del giornalismo e con l’avvento degli strumenti social e digital e soprattutto con la grande diffusione e accessibilità degli smartphone diventa sempre più importante rafforzare strategicamente la propria presenza sui social media e online.

Nell’attuale quadro operativo, in cui i nuovi media come Facebook, Instagram, Twitter, hanno dato a tutti l’illusione di poter “fare comunicazione” senza necessariamente ricorrere a professionisti del settore, diventa ancor più pressante sottolineare l’importanza di un piano editoriale ragionato e legato ad una strategia di comunicazione e di content marketing.

Per poter stilare un piano editoriale sensato, completo, affidabile e coerente, occorrono quindi una serie di elementi. Un piano editoriale non si improvvisa, così come non ci si improvvisa copywriter, comunicatori, grafici, pubblicitari, videomaker, social media manager. Ad ognuno il suo mestiere, insomma.

Se si deve invece parlare di un ufficio stampa, ad esempio quello di un ente per il turismo straniero in Italia? In questo caso la strategia di comunicazione dovrebbe portare a delineare un piano editoriale su più livelli: i lanci stampa a cadenza regolare, programmati tenendo in considerazione le tempistiche delle redazioni, ma anche un’operazione più continuativa di digital PR, senza contare l’attività stampa in concomitanza con le fiere di settore o con specifici eventi di particolare rilevanza.

Se poi si entra nel mondo del giornalismo e dell’informazione, le cose si complicano ulteriormente, soprattutto nell’era della crossmedialità e dell’immediatezza della notizia. Si può parlare di linea editoriale, o di rubriche a cadenza fissa, ad esempio il TuttoLibri de La Stampa, o D di Repubblica, per i quotidiani. Si può pianificare inserti e numeri speciali. Si può prevedere contenuti specifici legati alla stagionalità, come le migliori destinazioni per San Valentino su un periodico di viaggi, o le ricette speciali per le ricorrenze quali Natale, Carnevale o Pasqua su testate generaliste o periodici di cucina. Ma il piano editoriale social di un periodico di viaggi sarà necessariamente solo in parte legato al numero cartaceo in edicola, pur mantenendo la stessa linea grafica e lo stesso tono di voce.

Lo stesso discorso vale per un blog, per la gestione dei canali di comunicazione di una compagnia di assicurazioni, per i contenuti istituzionali di una fondazione di ricerca, per una Pubblica Amministrazione, per il personal branding di un uomo politico o di un gruppo musicale, per una società di servizi o per un’agenzia di wedding planner.

Di fronte a tutti questi esempi è facile comprendere il perché della domanda iniziale: non vi è un unico piano editoriale, la sua preparazione e compilazione dipendono dall’ambito operativo, dalle finalità e dalla complessità del piano di comunicazione che lo regola. Si può però individuare un filo conduttore comune, una “raison d’être”: ogni qual volta ci si trova a dover creare, pianificare, condividere dei contenuti, che sia sul breve, medio o lungo periodo, un piano editoriale consente di dare coerenza e continuità, avere il controllo della situazione e un quadro d’insieme, evitare ripetizioni, allocare il tempo e le risorse necessarie, anticipare gli eventi, monitorare il successo o meno della comunicazione, individuare eventuali azioni correttive e avere uno storico dell’attività svolta.

Tutto quanto esposto sopra e molto altro ancora verrà affrontato in profondità il prossimo 25 marzo nella prima edizione della giornata formativa su “Il Piano Editoriale: cos’è, come si fa, a cosa serve” di cui trovate i riferimenti qui: Corso piano editoriale