Il premio Luchetta 2022 dedicato ai migliori racconti degli effetti della guerra sui bambini. Ecco tutti i finalisti

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Il logo della XIX edizione del Premio lucchetta - Foto da pagina facebook @PremioLuchetta

Ci saranno tutti i principali teatri di guerra rappresentati dai reportage e i servizi dei giornalisti che li raccontano, tra i finalisti della 19sima edizione del premio Marco Luchetta: dallo Yemen all’Afghanistan fino al sud Madagascar. In particolare quest’anno il riconoscimento dedicato al giornalista Rai morto a Monstar per lo scoppio di una granata, racconterà come i conflitti colpiscono i più piccoli. Se le drammatiche cronache ci mettono di fronte a crimini di guerra che sempre più spesso colpiscono anche i bambini, per l’infanzia sulla terra le cose non andavano bene già prima del 24 febbraio, giorno dell’invasione russa. Lo racconta la 19a edizione del Premio Giornalistico internazionale Marco Luchetta, con le sue corrispondenze dalle trincee internazionali sulle emergenze e le guerre del pianeta. L’Osservatorio del Premio Luchetta, istituito nel 2004 dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin con la RAI, conta sui contributi di giornalisti che spesso rischiano la vita per informarci su quanto accade nel mondo.

“Reportage, articoli, fotonotizie: sono tutte straordinarie le testimonianze dei finalisti al Premio giornalistico internazionale intitolato a Marco Luchetta – spiega la Presidente della Giuria della 19^ edizione, la giornalista Maria Concetta Mattei, Direttrice della scuola di giornalismo di Perugia -. Ciascuna rappresenta un documento prezioso su un diverso fronte d’emergenza. Insieme costituiscono una rassegna significativa dei diritti dei minori tuttora negati in Italia e nel mondo. Oggi la guerra in Ucraina sta aggravando un bilancio che era già drammatico. Una situazione che pesa in modo inaccettabile sui più piccoli e sugli adolescenti”.

Tutti i finalisti – Così nelle terne di finalisti della 19a edizione troviamo, per la sezione Tv News i servizi di Giammarco Sicuro per Tg2 Storie, che in presa diretta dall’Afghanistan denuncia l’emergenza gravissima di oltre tre milioni e mezzo di bambini malnutriti, che lasciano la scuola, costretti a dedicarsi alla raccolta di rifiuti “utili” o a mendicare; quelli di Orla Guerin per BBC World News, che racconta la devastazione anche degli edifici scolastici nello Yemen, dove è un bambino di 9 anni, cieco dalla nascita, a guidare una classe rimasta senza insegnanti; e quelli di Leonardo Zellino per TG2 Storie, dall’inferno di Point Zero lungo il confine tra Afghanistan e Pakistan, a Torkham, dove un cancello separa i destini di donne, uomini e bambini, in fuga dal regime talebano.

Nella terna finalista della Stampa italiana ci sono il Corriere della Sera / La 27esima Ora con l’inchiesta realizzata da Rita Rapisardi e Federica D’Alessio sul fenomeno dei bambini strappati alle madri separate accusate di alienazione parentale, e rinchiusi nelle case-famiglia oppure obbligati a frequentazioni o convivenze forzate con genitori violenti; Barbara Schiavulli, che per Radio Bullets ha raccontato la richiesta di aiuto di quattro bambini soli nella periferia di Kabul, nel pieno della crisi umanitaria, politica e sociale dell’Afghanistan: la storia di quattro sorelle e fratelli alla fame, psicologicamente stremati, alla resa. E Valerio Giacoia che su Left descrive la tragedia di una comunità di diseredati nei villaggi di Watamu, a pochi chilometri da Malindi, in Kenya, dove bambini poverissimi scoprono il tennis, riappropriandosi del tempo per il gioco e di diritti finora negati.

Nella sezione Reportage in gara Gregorio Romeo per il lavoro dedicato a Gaza in onda per Piazza Pulita, su La7 e realizzato da remoto nel pieno della pandemia, in un momento in cui viaggiare era impossibile, raccontando con un format innovativo i bombardamenti costanti e la trappola di chi vive fra Israele e Hamas; Alessandro Gaeta di Rai Speciale TG1 per un reportage sull’infanzia negata che attraversa tutta l’Italia, dalle serre per l’ortofrutta in provincia di Ragusa dove lavorano i migranti minorenni alla frontiera con la Slovenia, che ha portato in Italia 10mila minori non accompagnati solo nel 2021. E Nicolas Bertrand di France2, che ha raccontato il sud del Madagascar colpito dalla peggiore siccità degli ultimi quarant’anni, dove i bambini si possono nutrire solo con pelle di bue o con foglie di cactus bollite.

Per la Stampa Internazionale selezionati i reportage di Jason Burke, che ha documentato su The Guardian i crimini e la repressione del governo ugandese dopo le elezioni: un regime nel quale i bambini venivano arbitrariamente arrestati e detenuti, abusati sessualmente e fisicamente. Di Campbell Mac Diarmid che su The Telegraph ha rivelato per la prima volta come il governo britannico stia finanziando alcune prigioni siriane dove centinaia di bambini, alcuni di appena 2 anni, sono detenuti a tempo indeterminato senza imputazione, in violazione dei diritti dell’uomo. E di Pignède Noé / Céline Martelet di La Libre Belgique: un lavoro dedicato alla città di Raqqa, strappata ai jihadisti dell’ISIS: oggi, tra le rovine, i bambini sono al lavoro per ricostruire la loro città.

Infine per la sezione Fotografia sono in finale tre scatti drammatici: sono di Haitham Imad – Epa che sulla prima pagina del Washington Post mostra i fratelli del quindicenne Mahmud Tolba, ucciso in un attacco aereo israeliano, in lutto durante il suo funerale a Gaza City. Di Sedat Suna – Epa che ritrae su The Guardian un bambino afgano, mentre si nasconde all’interno di un tubo fognario di cemento, dopo aver attraversato il confine dall’Iran alla Turchia. E di Sam Tarling che su The Telegraph documenta la detenzione illegale e ingiustificata di centinaia di bambini nelle prigioni siriane chiamate “Guantanamo per bambini”.

In gara per l’edizione 2022 ci sono gli articoli, i servizi e i reportage pubblicati o diffusi fra il 3 marzo 2021 e il 15 febbraio 2022, capaci di testimoniare con sensibilità le ingiustizie e le violenze sui più piccoli: uno spirito umanitario fatto proprio dalla Fondazione Luchetta, che dal 1994 garantisce accoglienza e intervento sanitario ai bambini affetti da malattie non curabili nel loro Paese.

Il Premio Luchetta è stato istituito in ricordo della troupe Rai composta da Marco Luchetta, Alessandro Sasha Ota e Dario D’Angelo, trucidata da una granata a Mostar il 28 gennaio 1994, e del collega telecineoperatore Miran Hrovatin, assassinato pochi mesi dopo a Mogadiscio con la giornalista Ilaria Alpi. L’appuntamento 2022 con “Le Giornate del Premio Luchetta” e con la rassegna di incontri e focus sui vincitori, è fissato il 3 e il 4 giugno a Trieste, al Teatro Miela, dove avrà luogo anche la consegna dei riconoscimenti di questa diciannovesima edizione.

“Mai come in questo momento si sente il bisogno di testimonianze reali e obiettive che possano aiutare a capire e a costruire quella pace che tutti desideriamo – osserva la presidente della Fondazione Daniela Luchetta – Siamo arrivati alla 19sima edizione del Premio intitolato a Marco e che ricorda, nelle varie sezioni, anche i suoi colleghi. Posso dire, con grande soddisfazione che anche quest’anno sono pervenuti alla giuria lavori bellissimi, che hanno creato non pochi imbarazzi per le inevitabili scelte. Si è deciso, proprio per questo motivo, di dare spazio anche ai finalisti con dibattiti a tema il prossimo giugno al teatro Miela”.

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