Il Tg1 tenta la “pacificazione”, ma c’è aria di “rivoluzione”

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Il giornalista Rai Giuseppe Carboni. Foto da streaming

Si respira un’aria nuova al Tg1. Un’aria – per usare un termine del cdr che si è rivolto con una lunga nota alla redazione – di “pacificazione”. E che a giudicare dall’esito negativo del primo incontro del sindacato con il direttore Giuseppe Carboni, potrebbe diventare aria di “rivoluzione”. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire cosa sta accadendo. Il 26 marzo 2021 la redazione (161 giornalisti) del Tg1 ha eletto il nuovo cdr. Con un’affluenza alle urne molto alta (153 schede votate su 158 aventi diritto al voto) l’hanno spuntata il capo servizio, “chigista” e conduttore delle 13.30, Roberto Chinzari; l’inviato speciale della cultura Leonardo Metalli; e la redattrice del coordinamento Virginia Lozito. I tre – opera meritoria – hanno da subito fatto una “ricognizione” con tutte le redazioni, comprese le strutture tecniche e non giornalistiche. Davvero tanti i problemi emersi e illustrati nel primo incontro con Carboni andato in scena la scorsa settimana: buchi di organico; spostamenti interni discussi da tempo e mai realizzati; una cattiva organizzazione del lavoro; assenza di un clima di reale collaborazione tra tutte le figure professionali che concorrono alla realizzazione del notiziario; ingiustizie; giornalisti in panchina (o in tribuna) e sul piede di guerra (anche legale).

ARTICOLO 6 – “In particolare – spiega il documento del cdr che racconta il primo incontro col direttore – è stata da noi criticata la pratica di richiamare in servizio colleghi, anche di line, in riposo, quando sono a disposizione e già presenti altri colleghi. Questa pratica appare tanto più vessatoria, quando si tratta di festivi o superfestivi”. Il cdr chiede di “valorizzare tutti i colleghi in modo che nessuno venga escluso dalla realizzazione del Tg1 in base alle proprie specificità, anzianità di servizio, competenze, esperienza. E chiede di investire i capiredattori della pratica – a volte anche faticosa ma necessaria – di coinvolgere più possibile tutta la redazione, rispettando ovviamente competenze, capacità, nel rispetto di ruoli e percorsi professionali”. Un cdr che scommette attraverso il dialogo con il direttore, e ascoltando le voci di tutti i colleghi, su una non facile “pacificazione” della redazione e che per ora avrebbe riscontrato – ma siamo solo all’inizio di un percorso – un direttore trincerato dietro le norme del contratto e le proprie legittime facoltà di scelta, in base all’articolo 6 e alla linea editoriale.

SI SPACCHETTA UNOMATTINA – Sullo sfondo, poi, l’annosa questione dello “spacchettamento” di UnoMattina. Proprio oggi ci dovrebbe essere un incontro tra il direttore di Rai1 Stefano Coletta, Carboni e l’ad Fabrizio Salini. Anche su questo il cdr non ha dubbi: siamo “contrari ad eventuali spacchettamenti e in ogni caso ad ogni tentativo di distogliere la titolarità dell’informazione che appartiene al Tg1”, scrive il sindacato. Un mandato preciso per Carboni in vista del summit… Quindi un invito da parte del sindacato a tutti i colleghi sull’utilizzo dei social dopo i recenti casi dei quali si sta occupando addirittura Salini: “Il cdr raccomanda a tutti un loro uso attento a non produrre rischi per l’immagine e la reputazione della testata, anche al di là delle proprie intenzioni”. Per il cdr del Tg1, insomma, comincia un percorso parecchio accidentato, tra l’altro in un periodo di ricambio della governance della Rai. E quando cambiano gli “inquilini” del settimo piano, il primo a fare le valige è il direttore del Tg1. Fargli trovare una redazione pacificata, almeno un po’, sarebbe importante…

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