Il Tg2 va in carrozza. Per Riccardo Laganà “un esempio di schiavitù, violenza e barbarie”.

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Un fotogramma del servizio del Tg2 delle 20.30 del 30 novembre 2020

“Un passo avanti e tre indietro”, ribadisce con forza ad AdgInforma il consigliere d’amministrazione RAI Riccardo Laganà. Lo aveva già diffuso ieri sera a mezzo social ma i servizi giornalistici in carrozzella trainata da cavalli proprio non gli sono andati giù.

A suscitare perplessità e polemiche (e non solo fra le associazioni e gli attivisti per i diritti animali) è stato un pezzo preparato dalla redazione cronaca del Tg2 e mandato in onda nell’edizione delle 20.30 di lunedì 30 novembre: “Le capitali in carrozza tra bellezza e lockdown”.

Un viaggio che la redazione ha scelto di fare appunto, “in carrozza, come si usava una volta”, accompagnati ad ogni tappa da un ospite. Nel servizio andato in onda ieri sera, l’inviata Marzia De Giuli, insieme al trasformista Arturo Brachetti, gira per il centro storico di una Torino spettrale, fra bikers delle consegne a domicilio e ambulanze, a bordo d’una carrozza trainata da una pariglia. Peccato che per le strade di Torino le carrozze non ci siano da decenni. Neanche in tempi normali. Neanche coi turisti.

La scelta editoriale viene definita da Laganà durante la telefonata con AdgInforma “quantomeno singolare e pericolosa” e non soltanto a fronte di una “crescente sensibilità nei confronti degli animali”. Ci sono “anni di battaglie”, interrogazioni, petizioni, in diverse città italiane come Pisa, Firenze, Roma, Napoli, Caserta, Palermo, solo per citarne alcune in cui le carrozze o botticelle sono tutt’ora utilizzate nonostante la riscrittura dell’articolo 70 del codice della strada votata alla Commissione Trasporti della Camera nel luglio 2019 abbia di fatto cancellato il servizio di piazza a trazione animale.

Le carrozze trainate da cavalli, si legge nella nota di Laganà, sono “esempio di schiavitù, violenza e barbarie” ed è incomprensibile che nel 2020 una testata giornalistica del servizio pubblico faccia finta di ignorare, volutamente o per leggerezza, il mutato contesto sociale.

“La Rai è altro”, dice Laganà. E tralasciando le procedure della commissione di vigilanza e la commissione paritetica, sarebbe utile rimettere mano al concetto di “politically correct” e “inclusività” per farci rientrare anche questi aspetti della società. E far sì che il servizio pubblico sia veramente riflesso del nostro paese, che già 30 anni fa al referendum contro la caccia vide il 92% dei votanti pro abolizione (ma senza raggiungimento del quorum) e conta oggi meno di mezzo milione di cacciatori; che vede sempre più marchi, da Armani a Prada, da Burberry a Chanel, dire basta alle pellicce (ma l’unica preoccupazione è il danno economico per l’abbattimento in massa dei visoni allevati in Italia); che conta ormai quasi il 10% della popolazione vegetariana o vegana… e gli esempi potrebbero continuare.

Aspettiamo di vedere se il Tg2 replicherà con Firenze in carrozza, o se sceglierà l’opzione assai più politicamente corretta del risciò, che nella seconda capitale d’Italia è normale veder accompagnare i turisti per le meravigliose vie del centro.