In Vigilanza arriva Carlo Freccero, aspettando Fabrizio Salini

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In principio doveva essere il giorno dell’ad Rai Fabrizio Salini. Oggi i commissari della commissione di Vigilanza sulla Rai dovranno accontentarsi di ascoltare (ore 14.30) Carlo Freccero. Non che al vulcanico (e imprevedibile) direttore di Rai2 manchino gli argomenti per destare l’attenzione del Parlamento e dei media. Ma Salini – già convocato dal presidente della Vigilanza Alberto Barachini e atteso invece per la prossima settimana – avrà cose ben più importanti da raccontare. Riferirà infatti sul piano industriale 2019-21 della Rai e sull’annosa questione del rispetto del pluralismo (sul quale ha acceso i riflettori anche l’Agcom) nei tg e nei programmi d’approfondimento del servizio pubblico. E chissà se per allora Salini avrà anche smentito l’incontro – riportato da un retroscena de la Repubblica – con il vicepremier Matteo Salvini proprio alla vigilia della votazione del suo piano in cda prevista proprio per oggi. Altrimenti la domanda dai banchi del Pd sarà inevitabile. E una smentita la aspettano con ansia anche dall’Usigrai…

L’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini.

Ma ad attendere Salini, questa volta il 7 marzo, c’è anche Luigi di Maio. Proprio giovedì, infatti, scadono i termini per l’attuazione degli obblighi previsti dal contratto di servizio. E il settimo piano deve inviare al Mise una dettagliata informativa sullo stato di avanzamento dei lavori. In particolare, come prevede il contratto di servizio, entro il 7 marzo Salini dovrà stilare un piano industriale (di durata triennale); un piano editoriale (che “possa prevedere la rimodulazione del numero di canali non generalisti, l’eventuale rimodulazione della comunicazione commerciale nell’ambito dei medesimi canali, nonché la ridefinizione della missione dei canali generalisti”); un piano news che può prevedere anche “la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche nonché la riprogettazione e il rafforzamento dell’offerta informativa sul web”; un piano di gestione delle risorse umane; e il progetto di un nuovo canale in lingua inglese e di un canale istituzionale. Poi c’è la fornitura di almeno il 90% della propria offerta televisiva e radiofonica lineare in streaming; la sottotitolazione di almeno l’85% della programmazione delle reti generaliste fra le 6 e le 24 “nonché di tutte le edizioni al giorno di Tg1, Tg2 e Tg3 nelle fasce orarie meridiana e serale”; fino ad arrivare alla “stretta sugli agenti” e all’aggiornamento delle frequenze. Il tempo corre e le “interrogazioni” del Mise del Parlamento sono dietro l’angolo…