Informazione. I giovani scelgono i media tradizionali ma infodemia e fake news li disincentivano

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Ragazzo legge il giornale - Foto di Mateus Henrique da Pexels

I ragazzi italiani sono consci dell’importanza dell’informazione; seguono quotidianamente le notizie attraverso i telegiornali ma allo stesso tempo hanno un occhio molto critico nei confronti dei media tradizionali. È questo il quadro del rapporto tra i giovani e l’informazione dipinto dalle anticipazioni del 9° Rapporto di ricerca nazionale diffuso da “Generazione Proteo”, l’Osservatorio permanente sui giovani della Link Campus University.

Le anticipazioni, diffuse in occasione della 55sima Giornata delle Comunicazioni Sociali (16 maggio 2021), rappresentano “un piccolo assaggio di quella generazione che andremo a descrivere in tutte le sue sfaccettature in occasione della conferenza stampa di presentazione del 9° Rapporto di ricerca annuale sui giovani, alla presenza del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi”, dichiara il il prof. Nicola Ferrigni, direttore di “Generazione Proteo”.

Secondo lo studio, condotto in collaborazione con Grandi scuole, i giovani italiani hanno riscoperto i media tradizionali tanto che uno su tre 36,1% si è infatti informato principalmente attraverso i telegiornali, così come si mantiene stabile la lettura di quotidiani cartacei e online (13,7%), mentre i social si attestano al 28,7%. Sconfessato dunque il luogo comune secondo cui i nostri giovani si informerebbero solamente attraverso i social network. La preferenza data ai telegiornali non è comunque da considerare un giudizio sulla qualità dell’informazione televisiva: un ragazzo su tre 31,2% giudica in maniera critica le news che passano su Tg e carta stampata, al punto da pensare questi raccontino solo “ciò che ci vogliono raccontare”, mentre il 22,9% rinfaccia loro di aver contribuito ad alimentare il senso di paura e di insicurezza.

I ragazzi hanno ben presente il problema delle fake news dal momento che, rivela la ricerca, il 70% degli intervistati si è detto di essersi imbattuto alemno una volta in notizie false nel corso dell’ultimo anno. E spesso, addirittura un intervistato su cinque (21,2%), senza essersene reso conto in un primo momento.

“Al di là degli interessanti spunti circa i consumi informativi e mediali – dichiara la prof.ssa Marica Spalletta, vicedirettore dell’Osservatorio “Generazione Proteo” – il dato più significativo che quest’anno emerge dalla ricerca riguarda la centralità dell’informazione nell’esperienza quotidiana dei nostri giovani. I giovani si mostrano infatti coscienti della necessità di tenersi informati quotidianamente (come dichiara il 28,9% degli intervistati) e altrettanto consapevoli dell’importanza di un costante approfondimento. Quotidianità d’informazione e approfondimento costituiscono altresì il principale antidoto alle fake news, per ‘governare’ le quali anche il Santo Padre richiama la necessità di una ‘maggiore capacità di discernimento’ e di un ‘più maturo senso di responsabilità’, da cui i giovani sono tutt’altro che esentati”.

Infodemia e allarmismo: un disincentivo all’informazione. Critico anche il giudizio dei ragazzi su come è stata trattata dai media la pandemia da covid-19. Per il 32,5% di loro c’è stato un eccesso di informazione sulla pandemia e, soprattutto, anche laddove la quantità di informazione era quella giusta, i modi non sono stati corretti, essendo spesso caduti nell’inutile allarmismo (41,2%). Un bombardamento di notizie (infodemia) che alla lunga ha portato molti giovani a non aver più voglia di seguire le notizie sulla pandemia (58,6% del campione).

Le scelte social dei premier Draghi/Conte: luci e ombre. Interrogati anche sul loro rapporto con i media digitali i giovani si sono divisi sulle scelte social degli ultimi due premier. La scelta di Conte di trasmettere le proprie conferenze stampa su Facebook viene infatti complessivamente promossa dagli intervistati, che la ritengono efficace (stante la centralità dei social nella vita quotidiana dei giovani, 56,9%) e sintomo di una politica al passo con i tempi (19,1%), sebbene non manchino voci dissenzienti che la considerano invece una forma di esibizionismo (15,1%). Stesso approccio per quanto concerne la scelta dell’attuale premier di non essere invece presente sui social: secondo gli intervistati, infatti, se da una parte tale scelta impedisce il rapporto diretto con in cittadini (36,6%), essa viene tuttavia giudicata “opportuna” rispetto alla situazione attuale (25,7%), e ancor più come un “cambio di rotta” (per il 16,2% “non se ne può più della politica sui social”).

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