Inpgi. Appello a Draghi: “In cassa liquidità solo per due anni di pensioni”

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Marina Macelloni Presidente Inpgi - Foto da streaming

Ancora due anni di pensioni poi l’Inpgi non potrà più far fronte al pagamento degli emolumenti. Il grido d’allarme arriva direttamente dal Cda dell’istituto di previdenza dei giornalisti che, nella seduta di ieri (12 Maggio), ha approvato un ordine del giorno (14 favorevoli e 1 astenuto) in cui si appella direttamente al presidente del Consiglio Mario Draghi per cercare di salvare una barca che sta velocemente affondando portando con sé i risparmi di tanti giornalisti che vedono fortemente a rischio le loro pensioni. Il conto alla rovescia si riferisce alla “riserva tecnica” nella disponibilità dell’istituto per far fronte alle “attuali pensioni” con un “liquidità che si sta velocemente consumando”. Il comunicato diffuso dal Consiglio di amministrazione dipinge una situazione veramente drammatica, nota da tempo all’esecutivo e di cui su AdgInforma.it ci siamo occupati tante volte. Ma la scadenza temporale di due anni rende concrete e definite paure finora rimaste indefinite.

“Il 2020 – scrive il Cda dell’istituto guidato da Marina Macelloni – si è chiuso con un bilancio in disavanzo di 242 milioni” e “la scadenza del 30 giugno, termine ultimo dello scudo al commissariamento, si sta avvicinando”. Insomma da via Nizza chiedono un segnale dal governo per invertire la rotta di quello che definiscono “un problema strutturale” che ha “soprattutto a che fare con il mercato del lavoro e le sue dinamiche: l’Inpgi si è fatto carico negli anni dei trattamenti pensionistici e degli ammortizzatori sociali dei giornalisti, sostenendo il settore dell’editoria nella crisi più profonda che abbia mai attraversato”.

Per questo l’Ipngi chiede al premier Draghi di riprende al più presto il tavolo politico attivato a Febbraio 2020 e caduto nel dimenticatoio fino ad ora. Da parte sua l’istituto ha cercato delle soluzioni proponendo all’esecutivo, a fine Gennaio, un piano in cinque punti per provare a salvare il salvabile (Leggi qui il piano proposto dall’Inpgi al Governo). Proposte ritenute insufficienti per mettere in sicurezza i conti. Ora non c’è più tempo: bisogna trovare “una soluzione strutturale e condivisa per la sostenibilità del sistema previdenziale dei giornalisti italiani”. Ma bisogna farlo in fretta.

L’intervento dell’Ordine dei giornalisti – Sull’appello rivolto dall’Inpgi a Draghi è intervenuto il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti che, in una nota, “sollecita il Governo ad affrontare una complessa realtà previdenziale che insidia perfino il cardine costituzionale della libertà di stampa”. Il Cnog, continua il comunicato, “ritiene indispensabile proseguire ed accelerare il percorso già avviato anche per l’ampliamento della base contributiva”.

“Il Cnog – si legge nello scritto – ribadisce con unitaria energia la necessità di garantire l’autonomia dell’Istituto, cioè di tutti i giornalisti. Allo stesso modo sottolinea l’importanza di politiche che affermino criteri di equità e sostenibilità sociale, con particolare attenzione alle fasce più deboli della categoria. Il consiglio chiede che Governo e Parlamento individuino misure strutturali opportune a garantire al giornalismo prestazioni previdenziali e di welfare. Misure che andrebbero coniugate con politiche di sostegno all’editoria”. “L’Ordine dei giornalisti – conclude la nota – torna al contempo ad invitare il Parlamento a ridefinire il perimetro della professione, riformando, secondo auspici più volte ribaditi, la legge 69/1963, palesemente inadeguata”.

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