Inpgi, bilancio 2020 da profondo rosso: -242 milioni di euro. Governo intervenga o pensioni a rischio

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La sede dell'Inpgi (foto creative commons)

Il tempo per salvare l’Inpgi e le pensioni dei giornalisti è agli sgoccioli. Questo è un fatto ormai noto da tempo ma il bilancio consuntivo del 2020 appena approvato dal Consiglio generale dell’istituto di previdenza di via Nizza, ha certificato la sempre più drammatica urgenza. I numeri, approvati con 40 voti favorevoli e 20 contrari, descrivono di un rosso monstre di 242,2 milioni di euro in peggioramento di 70milioni e 805mila euro rispetto al 2019.

Pensioni a rischio nel medio periodo – Una caduta libera che non sembra avere freni e che soprattutto potrebbe avere ricadute concrete sulla possibilità di erogare le pensioni ai giornalisti. La nota diffusa dal Collegio sindacale dell’ente, infatti, parla di un ulteriore assottigliamento della cosiddetta “riserva legale IVS”, ovvero la riserva tecnica di liquidità che garantisce il pagamento delle pensioni e che per legge deve assicurare almeno 5 anni di erogazione. “Lo squilibrio 2020 – scrive il collegio – determina un deterioramento della riserva legale IVS che rimane al di sopra dell’importo delle 5 annualità di pensione come previsto dalla normativa, ma con una ulteriore erosione di tale margine (processo questo che è in atto dal 2016) e una riduzione dell’indice di copertura delle pensioni correnti che passa da 2,58 del 2019 a 2,09 del 2020.

In buona sostanza – avverte l’Inpgi -, nel breve termine l’ente “è in grado di fare fronte ai propri impegni istituzionali con la gestione delle risorse a disposizione, mentre nel medio termine si sta accrescendo l’incertezza sulla continuità aziendale se non verranno assunte dagli organi dell’Istituto adeguate decisioni per il riequilibrio economico e finanziario”.

Il motivo di questa continua erosione delle riserve è da ricercarsi principalmente nella “mutazione del mercato del lavoro che caratterizza il settore del giornalismo e dell’editoria e che vede il calo di occupazione, particolarmente quella dipendente, l’utilizzo massivo di ammortizzatori sociali e prepensionamenti, una forte trasformazione tecnologica rispetto alla quale non si riescono a sviluppare nuove e durature forme di occupazione, un costo del lavoro che permane elevato”. In sostanza si riducono i contributi incassati dall’ente e aumentano le prestazioni da erogare. Uno squilibrio in atto da anni su cui la crisi pandemica del 2020 ha influito in maniera considerevole.

I numeri del bilancio – L’andamento descritto è certificato dai numeri in calo dei contribuenti. Lo scorso anno, si legge nella nota, l’Istituto “ha perso altri 855 rapporti di lavoro attivi” (professionisti dipendenti, ndr), che si aggiungono agli 865 in fumo nel 2019, e “la contribuzione corrente, pari a 328,075 milioni, registra una diminuzione del 2,76% rispetto al 2019”. Dall’altro lato, come detto, aumenta, seppur di poco la spesa per pensioni ai giornalisti in quiescenza che “risulta pari nel 2020 a 545,6 milioni” (+1,81% in un anno).

Se la gestione previdenziale fa acqua da tutte le parti non va meglio nelle altre voci del bilancio. Anche la gestione patrimoniale, seppur chiudendo con un risultato positivo di 6,599 milioni di euro, registra una diminuzione di 39,587 milioni di euro rispetto all’anno precedente per effetto della riduzione degli utili del portafoglio mobiliare. Calano anche i proventi dai finanziamenti che presentano un saldo di 1,930 milioni di euro, in flessione per 383 mila euro a causa soprattutto della riduzione dei ricavi per interessi sulle concessioni dei mutui ipotecari e dei prestiti.

Unico dato positivo di un bilancio pieno di voci in rosso è il leggero contenimento dei costi di struttura che è stata pari a 23,7 milioni di euro, in diminuzione di 0,5 milioni (-2,31%) rispetto all’anno precedente.
 All’interno di questi costi la spesa complessiva sostenuta per il personale (188 unità al 31 dicembre 2020 contro le 195 del 2019) è stata pari a 16,8 milioni di euro, di poco sopra (+0,27%) rispetto all’anno precedente.

L’appello al Governo – In virtù di questo quadro allarmante il Consiglio generale dell’ente ha rivolto “un forte e pressante appello al governo per porre in essere in tempi brevi – mancando ormai solo due mesi alla scadenza dell’ultima proroga rispetto al possibile commissariamento dell’Istituto (la scadenza è fissata al 30 Giugno prossimo) – tutti i provvedimenti necessari a garantire la sostenibilità dell’Inpgi, unico Ente sostitutivo dell’Inps nel panorama delle Casse privatizzate”.

Verna assente – Alla riunione del Consiglio generale non ha partecipato il presidente dell’Consiglio nazionale dell’Ordine, Carlo Verna che in una nota ha motivato così la sua decisione di non partecipare ai lavori: “Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti o è coinvolto in vicende così pregnanti per la categoria o non lo è”. “Le regole che giustamente applichi – ha scritto Verna rivolgendosi alla presidente dell’Inpgi Marina Macelloni -, prevedono che chi rappresenta tutti i giornalisti italiani abbia solo diritto di parola e nemmeno di voto in Consiglio generale, quando poi peraltro il cuore della vita dell’ente è nel Consiglio di amministrazione”. “In questo momento di grande preoccupazione da parte di tutta la categoria per il futuro dell’Ente che presiedi, prezioso per tutti noi – osserva ancora Verna -se siederò nel prossimo Cnog chiederò che sul punto venga presa una posizione precisa. Dovendolo nel frattempo ancora rappresentare intendo farlo avendo la piena consapevolezza delle cose che, con queste regole di partecipazione alle vicende Inpgi, non può esserci. Diverso è un invito a discutere problematiche comuni, come abbiamo fatto più volte come Cnog”.

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