Inpgi in dissesto. Conte apre ai comunicatori che scendono sul piede di guerra

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L’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti (Inpgi) – con una previsione di bilancio 2020 in passivo di 253 milioni – è in dissesto. Ci sono altri sei mesi per evitare il commissariamento. Nel frattempo parte del mondo del giornalismo guarda al comparto della comunicazione come ad una vera e propria panacea. E proprio oggi – nella conferenza stampa di fine anno – il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è detto d’accordo con questa ipotesi. E in merito alle tensioni finanziarie dell’Inpgi ha sentenziato: “Possiamo auspicare che si allarghi la base della platea contributiva ai comunicatori e si riesca a costruire un equilibrio finanziario ed economico che consenta all’Inpgi di camminare con le gambe proprie. Dobbiamo lavorare insieme”.

ODG E FNSI – Subito dopo che il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, lo aveva invitato a fornire “una garanzia pubblica” all’Inpgi, individuando quella come “la strada giusta”, il Premier si è invece spinto oltre indicando una soluzione strutturale che Fnsi definisce “incoraggiante”. “Il premier conferma la volontà del governo di mettere in sicurezza l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani salvaguardandone l’autonomia, senza alimentare ipotesi suggestive, ma attraverso un processo di allargamento della platea degli iscritti ai comunicatori e misure di rafforzamento, su cui è in corso il confronto fra presidenza del Consiglio, ministeri competenti, Inpgi e Fnsi”, spiega Raffaele Lorusso, Segretario generale della Fnsi.

RETECOM – l problema – e non è un mistero – è che i diretti interessati, i comunicatori, non sono affatto d’accordo. E ascoltate le parole di Conte hanno subito preso carta e penna per scrivere una lettera aperta al Premier. “L’allargamento della platea contributiva dell’Inpgi ai comunicatori – si legge nella missiva di Retecom (la Rete delle Associazioni per la Comunicazione e il Management, cui aderiscono CIDA, CONFASSOCIAZIONI, ASCAI, COM&TEC, FERPI, IAA, ndr) – è lesivo dei diritti di centinaia di migliaia di persone”. “Siamo costernati nell’aver ascoltato quanto da Lei affermato nel corso della conferenza stampa di fine anno di questa mattina – premette la lettera -. Il Suo auspicio di ‘salvare’ l’Inpgi con l’allargamento della platea contributiva ai comunicatori è lesivo dei diritti di centinaia di migliaia di persone oltre a risultare palesemente in contraddizione con quanto espresso dal sottosegretario Martella nel corso dell’incontro tra governo e vertici Inpgi che si è svolto il 9 dicembre scorso.” “Un allargamento imposto per legge non è assolutamente risolutivo, né nel breve tantomeno nel medio periodo. Ed è per questo – si legge ancora – che siamo fortemente impegnati nell’evitare ‘la deportazione contributiva’ di migliaia di comunicatori dall’Inps all’Inpgi, che produrrebbe un doppio effetto negativo: non riuscirebbe comunque a risanare le casse dell’Inpgi che versa in un grave e conclamato dissesto economico; avrebbe effetti profondamente negativi in termini di orizzonte pensionistico sia per i nostri professionisti della comunicazione che per le gestioni dell’Inps, che si vedrebbero sottratte ulteriori risorse contributive da destinare ad una cassa previdenziale gestita in forma privata”. Un progetto che secondo Retecom penalizza anche l’Inps “ancor più oggi che stiamo vivendo una drammatica crisi sanitaria, economica e sociale, non tutelando comunque, in termini di sostenibilità, le pensioni attuali e future di giornalisti e comunicatori”.

Una posizione di contrarietà politica ma anche tecnica. Retecom, infatti, elenca “problemi di applicabilità della norma per la difficile interpretazione dei requisiti di identificazione dei comunicatori in qualità di soggetti passivi della contribuzione trasferibile, senza sottovalutare i profili di presunta incostituzionalità sostenuta da eminenti giuristi”. Poi i comunicatori segnalano “l’appesantimento degli oneri amministrativi per le imprese, laddove molti comunicatori sono dipendenti di aziende che si troverebbero costrette a effettuare due diversi livelli di contribuzione”. “Il possibile aggravio contributivo derivante da effetti di ricongiunzione di distinti periodi assicurativi. E i possibili rischi sui diritti dei comunicatori in quanto non è pensabile che si possa imporre per legge accettare di passare da una gestione pubblica ad una privata in grave dissesto finanziario”. Quindi, in chiusura, la richiesta al premier “di un momento urgente di confronto e approfondimento con tutte le parti sociali volto a tutelare i nostri iscritti ma anche a sostenere il sistema previdenziale pubblico a tutela dei diritti di tutti gli italiani”.

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