Inpgi. La Cassazione ribadisce il “no” al divieto di cumulo per i giornalisti pensionati

0
825
La sede del Inpgi, l'Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani "Giovanni Amendola" in via Nizza. - Foto da ufficio stampa Odg

Una nuova delibera della Corte di cassazione ribadisce il “no” al divieto di cumulo tra reddito da lavoro e pensione di anzianità per i giornalisti pensionati. L’ordinanza emessa dalla Corte suprema, sezione lavoro, è la numero 22170 depositata il 3 agosto scorso. Nella disposizione, i giudici del Palazzaccio ribadiscono quanto già espresso in altre sentenze, ovvero la non applicabilità del divieto di cumulo che è stato abolito con la legge 388/2000, articolo 72, sia per la previdenza sociale obbligatoria sia per le forme sostitutive anche gestite da enti privatizzati, come è appunto il caso dell’Inpgi.

Finora l’ente previdenziale dei giornalisti ha sempre ignorato le sentenze della Cassazione considerandole come applicabili ai singoli casi esaminati e non applicabili al criterio generale “della relativa norma Regolamentare interna (articolo 15), che continua quindi a trovare piena applicazione”.

La nuova sentenza chiama direttamente in causa l’Inpgi che finora ha sempre mantenuto attivo questo divieto che attualmente fissa il tetto massimo del reddito cumulabile per i giornalisti pensionati a 22.524 euro (nel 2020) e che il Cda di Via Nizza vorrebbe ridurre ulteriormente a 5 mila euro. Vedremo se di fronte alla nuova pronuncia della Corte l’orientamento dell’ente previdenziale cambierà.

Certo è che l’eventuale recepimento del divieto di cumulo rappresenterebbe un ulteriore colpo alle casse dell’ente previdenziale che già versano in condizioni a dir poco precarie visto il rosso di 242 milioni con cui è stato chiuso l’ultimo bilancio ed il rischio sempre più concreto di commissariamento. L’attuale divieto, infatti, vale circa un milione per le casse Inpgi e l’ulteriore taglio a 5mila euro, aumenterebbe il risparmio a circa 1,5 milioni di euro l’anno.

Approfondimenti