Inpgi sanziona “i furbetti dei contributi”: dalle ispezioni emersi 2,7 milioni di mancati contributi

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La sede del Inpgi, l'Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani "Giovanni Amendola" in via Nizza. - Foto da ufficio stampa Odg

Per uscire dal baratro di un bilancio chiuso con 242 milioni di disavanzo nel 2020 l’Inpgi punta sull’attività di ispezione per recuperare contributi non versati preziosi per evitare il commissariamento da poco rimandato, per l’ennesima volta, al 31 dicembre 2021 (Leggi qui la notizia di AdgInforma.it). Così gli ispettori dell’ente previdenziale dei giornalisti, nel primo semestre di quest’anno, hanno messo nel mirino un po’ tutte le diverse tipologie di aziende editoriali: dagli editori fino alle aziende private e persino la pubblica amministrazione (nello specifico due editori di quotidiani, uno di periodici, due tv, una radio, due ditte online, undici uffici stampa privati e quattro pubblici, due agenzie di stampa e due aziende di altro genere). In totale 27 ispezioni che hanno fatto emergere oltre 2,7 milioni di euro di contributi previdenziali dovuti e non versati alla gestione principale. Ammanchi che hanno portato circa 600 mila euro di sanzioni civili. Per quanto riguarda la Gestione separata, sono stati accertati 110 mila euro di contributi non versati e circa 70 mila euro di relative sanzioni civili.

Le irregolarità – Diverse le irregolarità riscontrate: la più diffusa e persistente è quella dell’utilizzo di giornalisti formalmente qualificati come lavoratori autonomi che, al contrario, svolgono attività lavorativa qualificabile come lavoro dipendente. Molto diffusa anche la pratica scorretta di giornalisti regolarmente assunti e adibiti a mansioni giornalistiche che però sono formalmente inquadrati con qualifiche diverse (addetti stampa e comunicazione, impiegati, addetti alla programmazione di trasmissioni radio-tv, speaker, grafici editoriali, operatori di ripresa tv, autori testi per programmi radio-tv, ecc.), con conseguente erroneo pagamento della contribuzione all’Inps (anche gestioni ex Enpals o ex Inpdap) anziché all’Inpgi. Una casistica a cui sono stati imputati circa 2,2 milioni di euro di ammanchi sui 2,7 totali.

Numeri importanti che testimoniano come, nonostante le massicce campagne messe in atto dall’ente per promuovere il corretto regime previdenziale da applicare a tali figure professionali – scrive l’inpgi in una nota -, su queste tematiche è necessario insistere per contribuire a diffondere sempre di più una piena consapevolezza, da parte dei datori di lavoro operanti nei più disparati settori economici, della corretta disciplina previdenziale da applicare.

Inoltre – si legge nel comunicato -, il fenomeno contribuisce a mettere a fuoco le trasformazioni in atto nel mondo dell’informazione, che – soprattutto nell’ambito del settore dedicato alle nuove tecnologie e ai canali dei “social media” – presentano una realtà in costante crescita ed estremamente dinamica dal punto di vista della contaminazione delle diverse competenze e professionalità degli operatori.

Le note positive – Se il fenomeno dei “furbetti dei contributi” è sicuramente preoccupante per le dimensioni riscontrate, ci sono almeno tre aspetti positivi: il primo è che aumentano aziende destinatarie dei verbali di accertamento che decidono di aderire alle contestazioni riscontrate dagli ispettori e procedono alla regolarizzazione delle inadempienze. Il secondo è che in seguito alle ispezioni 10 delle 27 aziende ispezionate hanno attivato la procedura di trasferimento dei contributi dall’Inps all’Inpgi nel corso dell’accertamento o dopo la notifica dei verbali, regolarizzando 28 rapporti di lavoro per un importo complessivo di oltre 1,8 milioni di euro (corrispondenti al 66% degli importi accertati) che non saranno, pertanto, oggetto di contenzioso giudiziale. Infine in sette casi le aziende ispezionate hanno attivato un totale di 20 nuovi rapporti di lavoro in seguito agli accertamenti ispettivi avviati nei loro confronti, per un importo di contributi annui stimato in circa 353.000,00 euro di entrate contributive strutturali.

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