La Gazzetta del Mezzogiorno è fallita ma continuerà ad uscire

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La Gazzetta del Mezzogiorno è ufficialmente fallita ma potrà continuare ad uscire in edicola. La IV Sezione civile del Tribunale di Bari ha dichiarato il fallimento delle società Edisud Spa e Mediterranea, rispettivamente editrice e proprietaria della testata pugliese, ma ha concesso ad entrambe le società l’esercizio provvisorio, scongiurando, così, l’immediata interruzione delle pubblicazioni.

 Il collegio giudicante presieduto dal giudice Raffaella Simone ha, dunque, accolto la richiesta della procura che aveva chiesto la dichiarazione di fallimento per i circa 50 milioni di debiti accumulati, ma riconoscendo l’attività provvisoria ha chiarito che “la prosecuzione dell’attività imprenditoriale, finalizzata all’esclusione del danno grave per i dipendenti e la comunità che usufruisce dei servizi editoriali potrebbe risultare non negativa anche per i creditori, potendosi fondatamente presumere che l’interruzione dell’attività riduca il valore del complesso aziendale, che, in costanza di esercizio, potrebbe essere più favorevolmente collocata sul mercato”. Un tentativo insomma per salvare lavoratori e creditori garantendo l’uscita nelle edicole della testata in attesa che arrivi un nuovo acquirente.

Nel dettaglio sono due le sentenze emesse dal giudice, una per ciascuna delle società: per Edisud che ha una massa debitoria di circa 40 milioni di euro, il tribunale ha quindi nominato i curatori, Michele Castellano e Gabriele Zito, mentre per la Mediterranea, società come detto proprietaria della testata, della storica sede di via Scipione l’Africano a Bari e soprattutto concessionaria di pubblicità del quotidiano, i debiti accumulati sono di 7 milioni di euro e il giudice ha individuato come curatori Paola Merico e Rosario Marra.

La sentenza di oggi chiude di fatto un’odissea che, per i lavoratori del quotidiano barese va avanti dal 2018, quando la procura antimafia di Catania mise i sigilli ai beni dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo per un valore di 150 milioni di euro: tra questi le quote della Gazzetta, ma anche quelle de La Sicilia, le emittenti televisive regionali Antenna Sicilia e Telecolor e la società che stampa quotidiani Etis.

Il 24 marzo scorso la Corte d’appello di Catania aveva dato una speranza ai 150 lavoratori della Gazzetta del Mezzogiorno decidendo di dissequestrare i beni di Sanfilippo, con un provvedimento in cui affermava che “in nessuna delle singole condotte esaminate può dirsi raggiunta la prova di alcun consapevole contributo in favore” della mafia sebbene tra l’imprenditore e le famiglie catanesi “si sia progressivamente consolidato nel tempo un rapporto di vicinanza/cordialità”. In sostanza per i magistrati, la mafia avrebbe imposto un “rapporto di protezione” attraverso il pizzo per evitare ritorsioni e continuare a svolgere la propria attività. Una tesi che invece Ciancio ha sempre negato.

Ma le speranze di un ritorno alla normalità per i dipendenti sono crollate quando l’editore ha dichiarato di voler mettere in liquidazione l’azienda. Da qui in poi è stato un susseguirsi di eventi con la richiesta di fallimento della procura e la decisione finale del tribunale.

Per salvare il più importante quotidiano di Puglia e Basilicata ora servirebbe che qualche imprenditore si facesse avanti e decidesse di investire su questo giornale storico fondato nel 1887. In questo senso un piccolo barlume di speranza lo ha dato il gruppo Tosinvest (la holding della famiglia Angelucci) che venerdì scorso, 12 Giugno, ha presentato una proposta per il salvataggio del quotidiano. Toccherà ora ai curatori fallimentari valutare le proposte di acquisto, sia quella di Tosinvest sia altre, che potrebbero arrivare nei prossimi giorni, e scegliere quella più idonea per evitare la chiusura del giornale.

Sulla sentenza di fallimento nei confronti della Gazzetta del Mezzogiorno è intervenuto Bepi Martellotta, presidente dell’Associazione della Stampa di Puglia, anche a nome di Fnsi e Assostampa Basilicata. “La sentenza di fallimento di Mediterranea ed Edisud, proprietaria ed editrice della Gazzetta del Mezzogiorno – ha dichiarato -, chiude la stagione delle gestioni allegre e scriteriate. La decisione del Tribunale di Bari di concedere l’esercizio provvisorio va salutata con favore perché scongiura l’interruzione delle pubblicazioni e pone le basi per il rilancio della testata, a partire dalla redazione, e per la tutela dell’occupazione”.

Il sindacato dei giornalisti auspica che “ora il Governo assuma con celerità ed efficacia ogni decisione utile a tutelare i posti di lavoro della Gazzetta del Mezzogiorno, accompagnando – tramite il tavolo con la Fnsi già insediato dal Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio – l’iniziativa avviata dai giornalisti per tutelare l’informazione in Puglia e Basilicata e affiancando, con strumenti normativi ordinari, il lavoro che i curatori fallimentari sono chiamati a portare avanti, rimediando agli errori sin qui commessi e per consentire la tutela del pluralismo e dell’informazione in due fondamentali regioni del Mezzogiorno”.

Fnsi e Associazioni regionali di Stampa assicurano che “continueranno a lavorare, senza clamori e rifuggendo da ogni forma di protagonismo, al fianco delle colleghe e dei colleghi per tutelare l’occupazione e difendere il pluralismo dell’informazione nel Mezzogiorno”.

Dagli Stati Generali in corso a villa Pamphili a Roma, il premier Conte, messo al corrente del fallimento della Gazzetta dal segretario generale della FNSI, Raffaele Lorusso, “ha assicurato – riferisce Lorusso – che la Gazzetta del Mezzogiorno ha l’attenzione costante del presidente del Consiglio e che il Governo è già impegnato per salvaguardare la testata e l’occupazione”.