La lenta e inesorabile dissolvenza di Mediaset Premium

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Scordatevi Mediaset Premium come avete imparato a conoscerla dal 2005 ad oggi. Quel “film” è finito. E stiamo assistendo alla lenta e inesorabile dissolvenza della pay tv del “Biscione” dal digitale terrestre, e alla trasformazione di un business (da B2C a B2B). Piersilvio Berlusconi, insomma, ha deciso che nel mondo pay da grande vuole fare l’editore puro. Vuole continuare a fornire il proprio bouquet Premium di film e serie tv ad altri broadcaster che ne facciano richiesta. Ma ha detto basta alla piattaforma proprietaria sul digitale terrestre che va a caccia in proprio di abbonati; stop allo shopping forsennato di diritti tv del calcio e alle partnership con altre tv per infarcire i palinsesti; e mai più gestione in proprio di marketing, offerta commerciale e parte tecnologica. Insomma, basta perdite in bilancio.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire come stanno procedendo in casa Mediaset. Tutto è cominciato con l’acquisita consapevolezza che in Italia non ci sarebbe stato spazio per due grandi operatori di pay tv. Ecco dunque prima il tentativo, finito male, di vendere Premium ai francesi di Vivendi. Poi la pax televisiva del 30 marzo 2018 con Andrea Zappia che ha spalancato le porte del digitale terrestre a Sky e ha riaperto quelle del satellite a Premium. Da lì in poi è stata un’escalation: l’arrivo sul satellite dal 27 aprile del bouquet Premium; il “trasloco” di 130 tra impiegati, quadri e dirigenti di Premium nella nuova scatola R2 srl dal 1 giugno; l’hd e i canali +24 di Premium svaniti dal 4 giugno a vantaggio dei canali Sky sul Dtt; lo sbarco sul digitale terrestre del bouquet Sky dal 5 giugno con le tessere Premium che ti consentono di abbonarti al “nemico”; il ritorno di tutta l’offerta free Mediaset su Sky (dal 2019), a partire dall’ammiraglia che è già visibile; e ora – a chiudere il cerchio – la vendita di R2 srl a Sky per 22,9 milioni.

R2 srl è la costola tecnologica di Premium che ha in pancia 130 contratti di lavoro subordinato, il contratto con Nagravision e tutta la parte “operation”. Una partita che attende ancora il sì “incondizionato” di Agcom e Antitrust. In pratica R2 srl si occupa di manutenzione tecnica, accesso condizionato, assistenza ai clienti, attività commerciali e altre analoghe attività operative. Tanto per fare un esempio, è la “serratura” che ha consentito a Sky di utilizzare le tesserine Premium per fare abbonamenti già da giugno. Ha in pancia il contratto con Nagravision, che è la società che fornisce a Premium software e hardware per il criptaggio del segnale televisivo. Insomma, la parte operation comprensiva di gestione del billing, del customer care, del marketing e della parte tecnologica.

Presto, dunque, molto presto Mediaset Premium – quando avrà ultimato il passaggio di consegne tecnologico con Sky, e solo dopo aver gestito l’addio dei suoi ultimi abbonati – saluterà la piattaforma sul digitale terrestre. E sarà solo e soltanto un editore puro. Questo le consentirà di sviluppare la parte buona del business: collocare il proprio bouquet di film e serie tv su Sky (9 canali e accordo triennale del 30 marzo 2018); affittare i multiplex gestiti dalla società 2iTowers (partecipata dal “Biscione” al 40%) sempre a Sky (accordo settennale); liberare le frequenze, anziché occuparle con i canali Premium sul Dtt, per affittarle ad altri operatori; vendere l’intera partecipazione della newco R2 srl ancora a Sky che è stata costretta a rilevarla perché già sapeva che tra qualche mese quella gestione non sarebbe stata più garantita da Cologno. Dal pay, insomma, utile e non più perdite. Una light pay tv sul modello Infinity. A proposito, anche su internet (tra Premium e Infinity) ne resterà una sola…