La parola a… Social solo in voce. Sarà Clubhouse l’outsider 2021?

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Clubhouse potrebbe essere la grande hit nel mondo social del 2021.

Con gli occhi tutti puntati sulla crescita esponenziale di TikTok e sul potenziale per i brand, forse marketers e comunicatori si stanno lasciando sfuggire una “early entry” in quella che potrebbe rappresentare un vero e proprio punto di rottura e di svolta nel panorama social mondiale. Qualche indicazione forse l’abbiamo già avuta quando Twitter ha annunciato e lanciato “Spaces”, e probabilmente anche con il nuovo aggiornamento Telegram con le chat vocali di gruppo… perché nell’anno del lockdown forse quello che più ci è mancata è proprio la conversazione. Senza il video, che a casa, in tuta o pigiama, struccate, spettinati, sbarbati, forse non siamo un grande spettacolo. E quelle belle chiacchierate coi nostri amici ci mancano assai.

Chi l’ha provata la chiama “la nuova dipendenza social”: Mike Stelzner ha fondato Social Media Examiner, è autore, saggista, esperto di social e podcaster. E ha descritto il suo ingresso su Clubhouse come una esperienza adrenalinica.

Prima di tutto, è necessario sottolineare che Clubhouse al momento è disponibile solo su Apple Store.  L’intero mondo Android, purtroppo, è escluso da questa esperienza. Ed è accessibile solo su invito. Clubhouse è un’app dedicata a conversazioni e discussioni unicamente audio e live, che permette agli utenti di ascoltare o partecipare attivamente. Niente viene registrato per fruizione futura tipo podcast. Quando la “stanza” viene chiusa, la conversazione o il dibattito è perduto per sempre.

“È come una conferenza infinita con un’eclettica scelta di argomenti”, racconta Stelzner. È sufficiente entrare in una stanza virtuale per iniziare ad ascoltare. O alzare la mano per intervenire. Oppure, per i coraggiosi o gli esperti o i fan del “mitico” Speakers’ corner di Hyde Park, aprire la propria sala. E le persone arrivano quasi per magia. Perfetti sconosciuti da ogni parte del pianeta, e la conversazione può durare per ore.

Ma cosa la rende così affascinante secondo gli esperti? Non tanto quello che offre, ma quello che è stato tolto: niente messaggi privati, niente messaggi scritti, solo voce. La voce è l’arma segreta e lo strumento chiave per Clubhouse. E quando la voce viene usata per condividere contenuti di valore, allora si può andare davvero lontani su questa piattaforma.

Niente movimenti stereotipati, video di 15 secondi da cui si è bombardati a raffica in una bulimia apatica e poco partecipe, niente screeshot di conversazioni private, niente commenti urlati, niente vanity signals… chissà se possiamo arrivare al punto di dichiarare “niente disinformazione o fake news”. O forse col tempo arriveranno anche qui. Ma da quanto condivide Stelzner, il livello di professionisti ed esperti al momento attivi sulla piattaforma è davvero molto alto: preparati, autorevoli, ricchi di consigli ed esperienze di valore.

I ruoli previsti sono quelli “standard” per le conferenze: l’organizzatore, il moderatore, gli ospiti sul palco. Il moderatore dà la parola. E finché c’è moderazione, c’è conversazione. Anche per ore. E nella migliore tradizione dei podcast, il pubblico d’una stanza può ascoltare mentre fa altre cose.

Quindi, ricapitolando: disponibile solo per iPhone, la si può scaricare ma non utilizzare finché un utente attivo non ci invita. E gli “inviti” sono limitati, almeno all’inizio. Ma c’è la possibilità di “attivare” altri inviti aumentando l’utilizzo dell’app. È semplice, ma con caratteristiche virali date dalle notifiche (quando uno degli utenti seguiti sale sul palco di una stanza, tutti i suoi followers vengono notificati con un messaggio molto simile a quello degli albori di Facebook Live). Richiede solo la tua voce: niente trucco e parrucco. Consente di individuare esperti autorevoli e avviare conversazioni professionali di qualità: anziché scambiarsi i biglietti da visita, ci si cerca su altri social come Instagram e Twitter e si prosegue “in privato” su quei canali. Molti “early adopters” intervistati da Stelzner segnalano anche la “democraticità” del canale quanto a peso degli utenti: sugli altri social, solo i profili o le pagine molto seguiti hanno peso comunicativo. Qui tutti gli utenti hanno pari opportunità di partecipare alla conversazione e contribuire alla narrazione. E c’è il plus delle “persone vere”: la voce non mente, ma soprattutto si ha la sensazione di essere seduti in un caffè, circondati da conversazioni “a portata d’orecchio”… quella sensazione che il lockdown ci ha tolto.