La Rai di Milano piange, quella di Torino ride “a pieno regime”

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Tagli di organico, eccessivo ricorso agli appalti esterni e incertezza sulla nuova sede al Portello. Sono solo alcuni dei motivi per cui il centro di produzione di Milano si prepara allo sciopero. Ben diversa – a giudicare da quanto scritto dai vertici Rai al Parlamento – la situazione del centro di Produzione di Torino. In risposta a un’interrogazione a firma Bergesio e Tiramani al presidente Marcello Foa, i commissari della Vigilanza Rai chiedono perché la Rai abbia concesso in appalto presso studi esterni a Roma la realizzazione della fiction ‘Il paradiso delle Signore’ (formato daily che consta di 180 puntate da 45 minuti) con un contratto di circa 17 milioni di euro. “La fiction ‘Il Paradiso delle Signore’ è stata realizzata a Roma a seguito della mancata sottoscrizione di un accordo da parte dei lavoratori del Centro di produzione di Torino, accordo del tutto necessario alla luce del modello produttivo per la realizzazione della serie”, premette la risposta dell’Azienda che però precisa. “Ad oggi il Centro di produzione di Torino lavora a pieno regime”.

“Gli studi sono impegnati per tutta la prossima stagione produttiva sui diversi programmi: il Posto Giusto (Rai 3) e la Prima Volta (Rai 1) al TV1; La Posta di YoYo, Albero Azzurro e Bumbi (Rai Ragazzi) al TV2; Rob o Cod (Rai Ragazzi) al TV4; Gulp Music e Top Music (Rai Ragazzi) al TV3; oltre al costante e consueto impegno per la TGR al TV6, mentre il piccolo studio TV5 è utilizzato per i collegamenti. Il Centro, ancora, è impegnato nella realizzazione della Fiction ‘Nessuno è perfetto’ in co-produzione con Viola Film per quanto attiene le fasi di realizzazione scenografica, trucco e parrucco, post produzione. Per quanto riguarda più specificamente gli studi Lumiq, sono stati recentemente impegnati per la realizzazione della serie televisiva ‘I Topi’ con Antonio Albanese, in onda a partire da sabato 6 ottobre su Rai 3. Al momento la scenografia della serie è ancora montata in attesa delle necessarie valutazioni sull’opportunità di una prosecuzione di tale produzione; in tale contesto – conclude la risposta Rai – gli studi sono pertanto tenuti a minimo regime”.