La Rai ha incassato 85 milioni nel 2017 dal “canone speciale”

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La Rai chiuderà il bilancio 2017 in utile di 8-10 milioni e un piccolo contributo al fatturato del Gruppo l’hanno dato anche le entrate da “canone speciale”. Si tratta di esercizi commerciali, società, imprese, uffici pubblici e quant’altro che nel 2017 – a quanto apprende LoSecialista.tv – hanno versato nella casse di Viale Mazzini 85 milioni di euro (nel 2016 l’incasso è stato di 81 milioni). Per l’esattezza l’anno scorso hanno pagato circa 235 mila esercizi commerciali per la televisione e circa 60 mila per la radio.

Chi e quanto deve pagare

A pagare il canone “speciale” dovrebbero essere alberghi, pensioni, locande, residence, villaggi turistici, campeggi, esercizi pubblici, sportelli bancari, navi, aerei, ospedali, cliniche, circoli, associazioni, istituti religiosi, studi professionali, botteghe, negozi, mense aziendali e comunque tutti coloro che detengono un “apparecchio” atto alla ricezione dei canali Rai “fuori dall’ambito domestico”. Il tutto per un importo che varia da 6.789,40 a 203,70 euro l’anno (29,94 euro l’anno per la radio). Ma in realtà – nonostante questa imposta sia anche deducibile – non è versata da oltre l’80% dei soggetti che dovrebbero pagarla determinando mancati ricavi per oltre 300 milioni di euro l’anno. Evasione ridotta dal 30 al 4%, invece, per il canone ordinario grazie all’inserimento dell’imposta nella bolletta elettrica: ora 22 milioni di utenze pagano 90 euro l’anno.

Gli “sceriffi” di Viale Mazzini

Della riscossione del canone “speciale” continuerà anche nei prossimi anni ad occuparsi – con scarsi risultati – la Rai. Come? In sostanza utilizzando due strumenti. Il primo è l’impiego sul territorio – ormai dal lontano 1999 – di 70 agenti pagati a provvigione (nel 2016 erano 75 e nel 2015 erano 114, ma con la riforma una quarantina di “sceriffi” hanno perso il lavoro); il secondo è l’invio di oltre un milione di “informative” ogni anno individuando di volta in volta specifiche categorie. Ad essere esonerati sono gli ospedali militari, le Forze Armate, gli agenti diplomatici e consolari a condizione della reciprocità nei paesi di appartenenza, i militari stranieri appartenenti alle forze Nato, alcune scuole e università e alcune associazioni assistenziali e di volontariato. Tra chi dovrebbe pagare, invece, ci sono anche le sedi dei partiti politici.