La Rai ha incassato 86,5 milioni nel 2018 dal “canone speciale”

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La tv di Stato chiuderà il bilancio 2018 (e grazie allo stanziamento in extremis del governo di 40 milioni lo stesso accadrà nel 2019) in sostanziale pareggio. E un piccolo “aiutino” al fatturato del Gruppo l’hanno dato anche le entrate da “canone speciale”. Si tratta di esercizi commerciali, società, imprese, uffici pubblici e quant’altro che nel 2018 – a quanto apprende LoSecialista.tv – hanno versato nella casse di Viale Mazzini 86,5 milioni di euro (nel 2017 85 milioni, e nel 2016 81 milioni). In particolare l’anno scorso hanno pagato circa 240 mila esercizi commerciali per la televisione e circa 65 mila per la radio. Per quanto riguarda il canone ordinario, invece, i 90 euro nella bolletta elettrica fruttano un miliardo 780 milioni. Con il dato – tra morosi e ed evasori – sceso al 10% rispetto al 33% che si registrava prima dell’introduzione della riforma .

Chi e quanto deve pagare – A pagare il canone “speciale” dovrebbero essere alberghi, pensioni, locande, residence, villaggi turistici, campeggi, esercizi pubblici, sportelli bancari, navi, aerei, ospedali, cliniche, circoli, associazioni, istituti religiosi, studi professionali, botteghe, negozi, mense aziendali e comunque tutti coloro che detengono un “apparecchio” atto alla ricezione dei canali Rai “fuori dall’ambito domestico”. Il tutto per un importo che varia da 6.789,40 a 203,70 euro l’anno (29,94 euro l’anno per la radio). Ma in realtà – nonostante questa imposta sia anche deducibile – non è versata da oltre l’80% dei soggetti che dovrebbero pagarla, determinando mancati ricavi per oltre 300 milioni di euro l’anno.

Gli “sceriffi” di Viale Mazzini – Della riscossione del canone “speciale” si occupa – con scarsi risultati – la Rai. Come? In sostanza utilizzando due strumenti. Il primo è l’impiego sul territorio – ormai dal lontano 1999 – di una settantina di agenti pagati a provvigione (nel 2015 erano 114, ma con la riforma una quarantina di “sceriffi” hanno perso il lavoro). Personale che non potendo entrare nelle strutture private riesce a controllare soprattutto gli esercizi che hanno un affaccio su strada. Il secondo è l’invio di oltre un milione di “informative” ogni anno individuando di volta in volta specifiche categorie. Ad essere esonerati sono gli ospedali militari, le Forze Armate, gli agenti diplomatici e consolari a condizione della reciprocità nei paesi di appartenenza, i militari stranieri appartenenti alle forze Nato, alcune scuole e università e alcune associazioni assistenziali e di volontariato. Tra chi dovrebbe pagare, invece, ci sono anche le sedi dei partiti politici.