La Rai parte “Fuortes”, sforbiciata ai budget dei direttori

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L'ad Rai, Carlo Fuortes, e il presidente Rai, Marinella Soldi. Foto da ufficio stampa Rai.

Determinati, già affiatati e con le idee molto chiare. Chi ha visto al lavoro Carlo Fuortes e Marinella Soldi nel primo giorno di scuola al settimo piano di Viale Mazzini ha ricevuto questa impressione. E in effetti il nuovo ad e la nuova presidente della Rai hanno da subito rimesso la chiesa al centro del villaggio, cancellando il circoletto rosso per 48 milioni (ultima riprevisione della gestione Salini) dal budget del 2021. Una perdita che Fuortes avrebbe definito “inaccettabile”. “Massimo rispetto per il denaro pubblico” – ha avvertito – ovvero per il canone che gli italiani versano nelle casse della tv di Stato. Conti in ordine insomma, e gestione economica virtuosa “come minimo in pareggio”. Il problema adesso per la Rai sarà trovare questi 48 milioni. Una buona parte, per fortuna – a quanto apprende AdgInforma.it – arriverà dalla pubblicità che anche grazie ai grandi eventi sportivi dell’estate (Europei di calcio e Olimpiadi) conta di recuperare – euro più, euro meno – circa 25 milioni. Il resto dalla “dieta” imposta ai direttori di Rete, di Testata e alle direzioni staff e servizi. Prossimo cda il 9 agosto, poi tutti in vacanza fino a settembre. La Rai parte Fuortes…

PREOCCUPAZIONE PER TEMPI E MODI – Una partenza che preoccupa un pochino i dipendenti a partire dal loro rappresentante in cda. Riccardo Laganà, infatti, è l’unico nella Sala Orsello che non ha votato la proposta di revisione budget perché “preoccupato per eventuali impatti sul prodotto e sull’organizzazione aziendale. È necessario – ha spiegato a La Stampa – prima un progetto industriale e editoriale basato su risorse congrue e certe”. Sulla stessa linea il sindacato dei giornalisti. “Giusto l’obiettivo del pareggio, ma non tagliando il prodotto”, avverte l’Usigrai. “Zero notizie sul mandato. Zero notizie sulla missione. Zero notizie sul progetto. Eppure il nuovo cda della Rai esordisce subito con tagli. È giusto e doveroso che una azienda che vive grazie ai soldi dei cittadini debba avere bilanci in pareggio. Ma questo deve avvenire grazie a progetti di rilancio e sviluppo che migliorino la qualità del servizio reso ai cittadini, e non tagliando il prodotto. Intervenire in questo modo a metà anno, apre al rischio che il pareggio 2021 sia possibile solo riducendo l’offerta e scaricando il conto delle precedenti scelte sbagliate sulle lavoratrici e sui lavoratori. Come sempre ci muoviamo senza pregiudizi, ma la decisione di oggi del cda desta preoccupazione, sia per tempi che per modi. Per parte nostra, confermiamo la piena disponibilità al massimo confronto. Doveroso – anche contrattualmente – se si parla di prodotto. Ma se si tratta di un confronto vero. E non per prendere atto di decisioni già prese. E soprattutto – conclude l’Usigrai – se fondato su un progetto di rilancio e sviluppo della Rai Servizio Pubblico”.

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