La Rai, Riccardo Laganà e “nausea e vertigini” del VII piano

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A Capodanno leggi il post su Facebook di Riccardo Laganà, consigliere d’amministrazione della Rai eletto dai dipendenti. E ti accorgi che in Viale Mazzini cambiano i cda, e con la pandemia si fanno pure a ferro di cavallo o da remoto. Ma le vecchie abitudini – con o senza covid – restano sempre le stesse. E se non sei abituato alle altezze del settimo piano, soffri di “nausea e vertigini”.

Laganà racconta di un amministratore delegato, Fabrizio Salini – finalmente con pieni poteri – che basa le proprie decisioni ascoltando “le solite voci del settimo piano, di direttori forse già pronti al cambio dei vertici, di potenti agenti o case di produzione”. “Ho visto e disapprovato la costanza con cui si sono nominati vicedirettori – spiega Laganà – senza averne mai spiegato il criterio, il reale bisogno e per quale progetto editoriale innovativo”. E poi l’istantanea di una classe dirigente Rai che sul piatto dei sacrifici imposti dal Covid e dalle scarse risorse economiche non mette “niente”; e di un piano industriale 2019-21 mai entrato in vigore: “A pochi mesi dalla fine della consiliatura posso solo constatare che abbiamo speso circa un milione di euro di consulenza esterna senza che nemmeno una direzione di genere in sostituzione delle Reti sia mai nata”.

Una Rai in cui “sembrerebbe continuare dunque imperterrito lo strapotere degli agenti e di un sistema fastidioso di alcuni dirigenti che tendono ad avere poca fiducia nei confronti di alcune tipologie di professionalità interne”. Una Viale Mazzini in cui “tutto è uguale a se stesso nelle logiche e nelle dinamiche” e in cui c’è “un cordone ombelicale con i palazzi del governo e le segreterie di partito che nessuno ha mai voluto recidere, tutti ci si sono aggrappati per tentare di arrivare a una qualche poltrona. Un sistema che ho avuto il presunto privilegio di assistere dal settimo piano e che procura nausea e vertigini. Non serve per forza una riforma della governance – avverte Laganà riferendosi a chi cerca alibi dentro e fuori dai cancelli di Viale Mazzini – per agire da subito con trasparenza, indipendenza e meritocrazia le regole sono già tutte scritte, basta sforzarsi di interpretarle al meglio e applicarle”. Ce n’è abbastanza, insomma, per scrivere un bel libro. Titolo? “Memorie di un ex consigliere” sarebbe scontato. Direi “Le mie prigioni”…

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