La Rai si prepara (con calma) a tornare in Cina, la BBC fa le valigie

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Tempio del cielo, Pechino. Foto di jplenio da Pixabay

L’invio delle candidature è scaduto il 30 marzo 2021. E’ quindi in dirittura d’arrivo il job posting Rai per un nuovo corrispondente da Pechino che dovrà confezionare servizi radio-tv su Cina, Giappone, e Paesi del sud est asiatico. Quel posto, com’è noto, ora è scoperto: la corrispondente Giovanna Botteri ha lasciato Pechino ormai da agosto 2020 e non è chiaro quando e se (preferirebbe un’altra meta) riuscirà a tornare. Nel frattempo proprio dalla Cina giungono notizie poco rassicuranti.

“Un corrispondente dalla Cina della BBC – scrive stamane The New York Times – ha lasciato Pechino dopo essere stato sottoposto a forti pressioni ed essere stato minacciato per la copertura dell’emittente pubblica britannica su argomenti come le origini del Covid-19 e la repressione del governo contro le minoranze musulmane nella regione più occidentale dello Xinjiang”. Il corrispondente è John Sudworth, che dopo nove anni si è trasferito a Taipei con la famiglia. Lui stesso ha spiegato che la decisione è stata presa a seguito di un’intensa campagna di propaganda rivolta a lui e alla BBC che era emersa negli ultimi mesi. Ha anche citato minacce legali e la crescente difficoltà di fare reportage indipendenti in Cina senza ostacoli o molestie. “L’anno scorso – scrive ancora il quotidiano – il governo cinese ha espulso circa 15 corrispondenti di testate giornalistiche americane, tra cui il New York Times, il Wall Street Journal e il Washington Post”.

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