La Rai sulla giostra delle nomine. Gabanelli: speriamo sia “un calcinculo”

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A pochi giorni dal rinnovo del vertice Rai, Milena Gabanelli – sulla bocca di molti nel Palazzo per un incarico importante in Viale Mazzini – esce alla scoperto. E lo fa con un vecchio cavallo di battaglia: le contraddizioni, gli sprechi e le inefficienza di “Mamma Rai”. “Impiega 13.058 dipendenti, di cui 1.760 giornalisti, suddivisi in 8 diverse testate: Tgi, Tg2, Tg3, TgR, Rainews 24, II Giornale Radio, Rai Parlamento e Rai Sport. II contratto giornalistico Rai – spiega sul Corriere della Sera – è il più ‘blindato’ d’Italia: il costo azienda medio annuo è di 200.000 euro per ciascuno dei 210 capiredattori, 140.000 euro per i 300 capiservizio, 70.000 euro per i neoassunti…” Quindi una stoccatina a RaiNews – che lei avrebbe voluto rivoluzionare – ormai in fondo alla classifica Audiweb dell’informazione on-line con 95mila utenti unici al giorno. “La più grande copertura informativa d’Europa e un esercito di giornalisti – scrive Gabanelli – eppure, nonostante i telespettatori siano inesorabilmente in calo perché si informano sul mondo digitale, la Rai non ha un sito di news online”.

Quindi uno sguardo all’informazione regionale: “66o giornalisti fanno capo alla direzione Tgr, mentre le 22 sedi, con altrettanti direttori, che si occupano solo dei muri e dei tecnici, fanno capo a una fantomatica Direzione per il coordinamento delle sedi regionali ed estere… …Gli edifici sono faraonici, con interi piani inutilizzati, ma la qualità della cronaca locale non è sempre brillante: potenzialità enormi, inefficienza cronica. Ma, essendo i Tg regionali luoghi in cui sindaci e governatori esercitano la loro influenza, oltre che bacino di consenso per il potente sindacato Usigrai, si tira a campare”.

Infine una “carezza” british al presidente Monica Maggioni: “In compenso, lo stesso Cda ha portato avanti uno studio di fattibilità di un nuovo canale tradizionale in lingua inglese. Ad occuparsene in prima persona la presidente Monica Maggioni, a fine mandato, e quindi in cerca di una futura direzione. Questa è la Rai, che attende il prossimo giro di giostra. Il capitale umano che lavora ai piani bassi, dove si realizza il prodotto, ha bisogno di una forte spinta; speriamo che la giostra sia un ‘calcinculo’. Con un management esperto e libero dai condizionamenti della politica, potrebbe uscirne un’azienda leader in Europa”.