La Rai trasloca al Portello: Milano festeggia, Roma tuona

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L'amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini. Foto Ufficio stampa Rai.

Il via libera del board Rai – sul filo di lana della consiliatura – al trasloco milanese da Via Mecenate e Corso Sempione all’ex Fiera del Portello sta scatenando un piccolo terremoto politico. La “Saxa Rubra del Nord” – come l’hanno già ribattezzata – vedrà la luce entro il 2025 ed ospiterà il Centro di produzione. A rendere necessaria e urgente questa decisione – spiega il settimo piano – la scadenza del contratto di affitto dei locali di via Mecenate nel 2024-25, oltre alla necessità di prevedere una sede più idonea alle sfide tecnologiche del futuro del servizio radiotelevisivo.

MILANO ESULTA – Festeggia naturalmente la notizia il sindaco Beppe Sala: “Finalmente il segnale che chiedevamo da tempo è arrivato. Ora tutti al lavoro per realizzare il progetto, dando nuove opportunità a quest’area di Milano e nuovi stimoli al sistema radiotelevisivo pubblico e alle sue capacità creative e produttive”. Ed esulta anche il presidente della Regione Attilio Fontana: “La Lombardia e Milano, punti di riferimento nazionali dell’informazione e della comunicazione meritano questo riconoscimento, atteso da troppo. Noi siamo pronti a mettere in campo tutte le nostre risorse e competenze e se necessario ci faremo promotori di un tavolo tra tutte le istituzioni”. “La scelta della Rai è una buona notizia”, sostiene Enrico Pazzali, presidente della Fondazione Fiera, “che va in continuità con il lavoro che stiamo portando avanti per la riqualificazione dell’intera area”.

REAZIONI SCOMPOSTE NELLA CAPITALE – Meno entusiastiche le reazioni nella Capitale dove si teme un’emorragia di produzioni romane a vantaggio di quelle milanesi. Proprio stamane, su Il Messaggero, ne parla Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio. “Roma è la capitale dell’audiovisivo in Italia. E tale deve restare”, premette. “Ogni città ha le proprie vocazioni, che derivano dal tempo, dalla tradizione e da consolidate esperienze: e l’audiovisivo, la produzione televisiva, la tv pubblica sono proprie di Roma, della Capitale d’Italia e del Lazio”. E gli fanno eco i candidati sindaco di Roma Virginia Raggi, Roberto Gualtieri e Carlo Calenda che hanno stretto un patto virtuale per stoppare il trasferimento di risorse e competenze verso il nord. E il deputato dem Roberto Morassut ha addirittura investito della questione il Parlamento, annunciando un’interpellanza alle Camere. Un primo dossier scottante per il prossimo cda che eredita un progetto con investimenti ingenti e duraturi. E sui quali i “mugugni” del Palazzo non mancheranno…

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