La rete Tim fa gola ai fondi internazionali. Anche Abu Dhabi prenota la sua parte

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Un'antenna della Telecom
Un'antenna della Telecom

Un “pezzo” della rete in fibra ottica di Tim potrebbe finire in mani arabe. Il fondo sovrano di Abu Dhabi, Adia, ha avanzato la sua offerta per acquisire più del 10% di FiberCop e per questo ha già inoltrato la relativa notifica al comitato golden power.

Fibercop è la nuova società nata dallo scorporo della rete secondaria di Telecom Italia e dalla sua unione a FlashFiber con la quale Tim cercherà di accelerare la sostituzione del rame con la fibra ottica. Il fondo di Abu dhabi è entrato nella partita acquistando una parte della quota a sua volta rilevata da Kkr, il fondo statunitense di private equity, che ha acquisito il 37,5% di Fibercop con un investimento di 1,8 miliardi; di questi, circa 600 milioni potrebbero ora passare in capo ad Adia, motivo per cui l’investitore sovrano di Abu Dhabi finirebbe per possedere indirettamente il 10% di Fibercop.

La parola ora passa al Governo italiano, che sulle reti di telecomunicazioni ha posto il regime di golden power, ovvero la possibilità di esercitare dei poteri speciali con riguardo a tutte le società che svolgono attività di rilevanza strategica e che rappresentano per lo Stato degli asset strategici. Per la verità, il Governo ha già dato il via libera all’ingresso di Kkr in Fibercop proprio recentemente, condizionandolo all’impegno di favorire la creazione della rete unica con Open Fiber.

L’obiettivo dichiarato dell’esecutivo è, infatti, quello di dare vita ad una società unica chiamata AccessCo, destinata a controllare la quasi totalità dell’infrastruttura di telecomunicazioni su territorio italiano ed in cui dovrebbero confluire Fibercoop e Open Fiber, altra società che si sta occupando di portare la rete in fibra ottica sul nostro territorio, attualmente controllata da Enel e Cassa depositi e prestiti.

Anche Open Fiber fa gola a tanti fondi stranieri, tanto che il 50% che detiene Enel sarebbe in procinto di passare da Enel al fondo australiano Macquaire che a sua volta sarebbe in trattativa con altri fondi che sarebbero interessati a rilevare una quota della sua eventuale partecipazione. L’altro 50% di Open Fiber è nel portafoglio di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), ossia lo Stato, ma il Governo dovrà comunque approvare la transazione.

Insomma la realizzazione di questa infrastruttura è centrale e fa gola a molti grandi fondi internazionali che investono su questi asset per garantirsi rendimenti costanti nel tempo per i loro capitali. Il problema è capire quanto di questa rete il Governo vorrà “lasciare” in mani straniere.

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