La ricerca di Snapchat sul futuro dello shopping e le soluzioni per ridurre l’impatto ambientale

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Lo studio di Snapchat denominato Il futuro dello shopping” ha fornito interessanti indicazioni sulle propensioni dei consumatori e sulle potenzialità che la tecnologia offre per indirizzare le sfide imposte dal cambiamento climatico. Uno dei dati maggiormente significativi è certamente quello relativo alla crescente preoccupazione dei consumatori nell’ambito dell’impatto ambientale dello shopping, in un periodo storico in cui il dibattito pubblico sui cambiamenti climatici sta acquisendo una rilevanza mai avuta prima d’ora. Stando alla ricerca, 2 consumatori italiani su 5 sono preoccupati per i danni all’ambiente causati dagli acquisti online. I più attenti in questo senso sono i giovani, con un interesse alla questione che raggiunge il 50% tra i membri della Generazione Z ed il 46% tra i Millennials.

Un tema, quello dell’inquinamento “da shopping”, che è ormai difficile ignorare. Le soluzioni per ridurre l’impatto ambientale dell’immensa catena del commercio online, sembrano del resto non così impossibili da applicare. La principale arma, come suggerito dalla ricerca stessa, è al momento quella del reselling, attuato grazie alla presenza delle numerose piattaforme web che permettono agli utenti di vendere e comprare beni di seconda mano di ogni genere. In questo caso i benefici per l’ambiente sono piuttosto consistenti, considerata la vendita peer-to-peer tra utenti che permette di diminuire l’utilizzo di imballaggi inquinanti e la produzione di rifiuti dovuti all’abbandono degli oggetti. Sebbene la strada sia ancora lunga, i dati attuali paiono comunque piuttosto incoraggianti: il 25% degli italiani dichiara di cercare regolarmente opzioni di seconda mano ed il 42% di aver  comprato qualcosa attraverso una piattaforma di reselling. Il 34% degli appartenenti alla Generazione Z rivela di aver venduto degli articoli online ed un ulteriore 43% afferma di essere interessato a farlo in futuro.

I vantaggi per i cittadini, ovviamente, non sono soltanto quelli legati all’ambiente, ma anche e soprattutto di risparmio (fattore principale per il 54% degli utenti), possibilità di trovare prodotti che sono andati esauriti altrove (aspetto che attira il 33%), acquisto di pezzi unici (30%) ma anche opportunità di instaurare nuove modalità di interazioni sociali.

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