La Russia di Putin all’attacco di Repubblica: “Sfacciate bugie del direttore Molinari”

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Maurizio Molinari - foto da streaming

da Professionereporter.eu Uno Stato estero contro un quotidiano italiano.

Non è roba da tutti i giorni.

Lo Stato è la Russia di Putin, il quotidiano la Repubblica di John Elkann, diretta da Maurizio Molinari. Molinari scrive un fondo sabato 13 novembre, “La morsa di Putin sull’Unione europea”. Argomenti: la pressione di Mosca sull’Ucraina, l’appoggio di Mosca all’invasione di migranti dalla Bielorussia, le importazioni di gas russo favorite dal nuovo gasdotto Nord Stream 2, la politica russa in Libia. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, risponde il 17 novembre con un post su Facebook più lungo del testo di Molinari: “Ho letto con entusiasmo il Suo articolo, dottor Maurizio Molinari, su Repubblica. Era da molto tempo che non vedevo un’assurdità così deliziosa”. E accusa Molinari di non conoscere nulla di ciò di cui parla. Se non gli piace il gas russo, fra l’altro, lo invita a scaldarsi con un falò di copie di Repubblica. Risposta aggressiva, densa di toni irridenti.

Doppia crisi – Molinari comincia così: “Ammassando contingenti militari ai confini con l’Ucraina e consentendo a migliaia di migranti di premere sui confini bielorussi della Polonia, il presidente russo Vladimir Putin si è ritagliato nell’arco di poche settimane il ruolo di regista di una doppia crisi in Europa dell’Est, che ha per evidente obiettivo generare instabilità nell’Unione europea e mettere sotto pressione la Nato. Le mosse del Cremlino contro Ucraina e Polonia sono maturate in rapida successione. Prima abbiamo assistito all’arrivo dei reparti militari russi ai confini con l’Ucraina: si tratta di almeno 90 mila uomini, con relativi mezzi blindati ed artiglieria. Il 41° corpo d’armata russa ha creato la propria base a Yelnya, 260 km a Nord del confine ucraino, ripetendo la situazione tattica che nel 2014 degenerò nell’annessione della Crimea e nel conflitto del Donbass che ha finora causato oltre 14 mila vittime”.

Risposta: “Lei scrive che Yelnya si trova a km 260 dal confine ucraino. E dunque i nostri carri armati sono sul confine o a km 260 da esso?”.

Frontiera polacca – Poi, la crisi migranti. Molinari scrive: “Con la crisi ucraina in pieno svolgimento, Putin ne ha costruita un’altra parallela poche centinaia di km più a Nord, sostenendo il dittatore bielorusso Alexander Lukashenko nella decisione di far arrivare migliaia di migranti da Asia e Medio Oriente fino alla frontiera polacca per creare un nuovo, esplosivo, fronte di attrito con l’Unione europea”.

Maria Zakharova ribatte: “Viene voglia di rimandarla al sito del Ministero dell’Interno italiano, in particolare alla sezione ‘Statistiche dell’immigrazione’. Bene, questo meraviglioso sito web italiano scrive nero su bianco che il numero di migranti che vengono maltrattati attraverso il confine dalle forze dell’ordine polacche non è niente in confronto al numero di clandestini dall’Africa lasciati entrare nell’Ue attraverso il suo territorio dalla sola Italia. In soli tre giorni di novembre: più di duemila persone. Dallìinizio dell’anno – quasi 60 mila (e molti di loro attraverso la Libia devastata dall’occidente, di cui parleremo in seguito)”.

Transizione ecologica – Ed ecco il Nord Stream 2. Molinari scrive che “aumenterà la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas russo, con l’ostilità di Mosca a raggiungere sulla protezione del clima accordi favorevoli ad accelerare la transizione ecologica verso le energie rinnovabili”.

Zakharova: “Qualche parola sul gas, sulla ‘dipendenza dell’Europa’ e sull’ecologia, visto che ha deciso di mettere insieme più o meno tutti i temi all’ordine del giorno (in quello che chiama ‘editoriale’). L’Italia da sola riceve fino a 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia. Mosca non ha mai tradito o ingannato Roma sulle consegne di gas. Come può in coscienza un giornalista italiano parlare con un tono così becero dei fornitori russi di idrocarburi? Lei personalmente, dottor Molinari, non ama il gas russo? Molto bene. Ho una grande idea: Maurizio per protesta riscaldi la sua casa con copie de la Repubblica”. Quanto all’ecologia: “Nel suo videomessaggio al vertice del G20 (tenutosi a Roma, Maurizio!) il presidente Putin ha detto senza mezzi termini: ‘La Russia sta sviluppando a ritmo spedito il settore energetico a basso contenuto di carbonio'”.

Mercenari stranieri – Molinari: “Ma non è tutto perché nella tela europea del presidente Putin c’è anche la Turchia di Recep Tayyip Erdogan: non solo per la dipendenza di Ankara dal gas russo o per gli aerei di linea turchi usati dai migranti mediorientali per raggiungere la Bielorussia, ma soprattutto per la convergenza di interessi in Libia nel riuscire a scongiurare le elezioni in programma il 24 dicembre per eleggere un governo capace di unire il Paese e porre fine alla guerra civile iniziata nel 2011. Se da Parigi, venerdì 12 novembre, l’Ue ha parlato all’unisono con il governo libico a favore delle elezioni ed anche del ritiro dei ‘mercenari stranieri’, Mosca e Ankara sono de facto sul fronte opposto perché questi ‘mercenari’ sono soprattutto loro, ipotecando con le rispettive basi in Cirenaica e Tripolitania la possibilità di una riunificazione nazionale”.

Zakharova: “Qui Le voglio ricordare che la firma del rappresentante russo si trova sotto il documento finale della seconda conferenza di Berlino sulla Libia, e la Russia è una di quelle (poche, a dire il vero) parti che, anche nelle attuali difficili circostanze, hanno promosso la normalizzazione e il dialogo politico nel Paese distrutto dall’Occidente. La Russia ha partecipato ad alto livello (ministro degli esteri Lavrov) alla recente conferenza internazionale sulla Libia a Parigi, e ha concordato la dichiarazione finale. Le ricordo che nel 2011 il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva dichiarato una no-fly zone sulla Libia, che è stata utilizzata da alcuni paesi della Nato, non per proteggere i civili, ma per bombardarli, con la conseguente distruzione dello stato libico, il barbaro assassinio di Gheddafi e la pluriennale crisi migratoria in Europa, di cui l’Italia è prima vittima. Non lo sa? Mi contatti, sono sempre disponibile a raccontarLe molte cose interessanti, compreso a quale link corrisponde il sito dell’Onu”.

Sfida ibrida – Conclude Molinari: “Resta da vedere come reagirà l’Ue di Macron, Scholz e Draghi alla sfida ibrida russa in pieno svolgimento ovvero se l’unità registrata sulla Libia li porterà ad avere una forte posizione comune anche su Bielorussia e Ucraina. La difesa comune europea può nascere anche da simili scelte”.

“La risposta è breve – conclude Zakharova- In nessun modo. Non reagiranno in alcun modo, perché non c’è ‘nessuna sfida ibrida russa’. È un’invenzione, come tutto il Suo articolo. Rispetti i Suoi lettori. Gli italiani non meritano bugie così sfacciate”.

Il 21 novembre su Repubblica esce un’intera pagina (19): “Truppe russe al confine dell’Ucraina, la prova è nelle foto satellitari”. Un box racconta dell’ironia della portavoce Zakharova sull’editoriale del direttore: “Le immagini satellitari che pubblichiamo sono la risposta migliore”. La battaglia continua.

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