La Stampa, esperti digitali al posto di sei prepensionati. E investimenti sul marketing

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La redazione torinese de La Stampa - Foto da Google "licenze creative commons"

di A.G.da Professionereporter.eu L’accordo firmato tra Azienda e Comitato di redazione alla Stampa (Gruppo Gedi di Alain Elkann) ha almeno un paio di aspetti innovativi.

Che spingono i giornalisti verso l’angolo. Anche a causa di alcune loro mancanze (come categoria).

Il primo aspetto è nelle ultime tre righe dell’accordo. Dice che per ogni due prepensionamenti sarà effettuata una assunzione. E che tre di queste assunzioni non riguarderanno giornalisti, ma “soggetti a supporto della redazione e in possesso di competenze professionali coerenti con lo sviluppo e l’accelerazione della transizione al digitale”. Quindi l’accordo prevede 33 prepensionamenti, a fronte dei quali ci saranno 16 assunzioni delle quali tre saranno non giornalisti. Meno del venti per cento, ma il Cavallo di Troia è entrato dentro le mura. La legge che ha varato l’ultima tornata di prepensionamenti (160/2019) prevede questa possibilità, ma finora i grandi giornali non l’avevano utilizzata. Nè l’Ordine né il sindacato sono riusciti in questi anni a prendere atto dei cambiamenti della professione e quindi a inserire le nuove figure professionali nei loro recinti. Risultato: ora le assunzioni passano da altre strade, tutte nelle mani degli editori stessi.

Anche per questo motivo la Fnsi ha deciso che non firmerà l’accordo. E neanche l’Associazione Subalpina della Stampa, espressione regionale del sindacato, firmerà. L’unica firma necessaria a rendere l’accordo esecutivo è però quella del Cdr, che si atterrà alle decisioni della redazione, chiamata a votare il 30 giugno.

Software di gestione – Secondo aspetto. L’Azienda, in cambio dei tagli all’organico e alle retribuzioni, promette investimenti sui software di gestione dei processi editoriali e sui mezzi di gestione dei dati. E poi: “Gli investimenti riguarderanno inoltre le azioni di marketing utili ad incentivare e a migliorare il rapporto con i lettori/clienti”. Che vorrà dire? Ipotesi di traduzione di un linguaggio aziendale non troppo chiaro: verranno incrementate le commistioni già molto pesanti fra marketing, pubblicità e giornalismo. Senza troppo badare alla trasparenza nei confronti dei lettori.

Questo paragrafo dell’accordo che parla di marketing inizia con altre parole, tutte da interpretare: “La Direzione avvierà un piano organizzativo ed editoriale atto a sviluppare ulteriormente le iniziative digitali, integrando al massimo le strutture redazionali, garantendo la massima qualità delle notizie diffuse e svincolando la produzione dai mezzi di erogazione. La riorganizzazione permetterà di gestire al meglio le risorse giornalistiche e di migliorare la tempestività di erogazione delle notizie attraverso l’utilizzo integrato dei diversi mezzi a disposizione”. Svincolando la produzione dai mezzi di erogazione? Probabilmente si ricalca ciò che ha già ha avviato Maurizio Molinari nel quotidiano dello stesso gruppo, la Repubblica: l’abolizione delle divisioni fra strutture online e della carta, le notizie vengono distribuite sulle varie piattaforme, la redazione è una sola.

Incentivi per lasciare – Per il resto, abbiamo già detto, trentatré prepensionamenti, che vanno ad aggravare ulteriormente i conti dell’Inpgi. Incentivi all’esodo per i prepensionati di 7500 euro lordi per gli articoli 1 e di 3750 euro lordi per i collaboratori articoli 2 e 12.

A giustificazione di tutto questo, l’Azienda del gruppo Gedi cita la contrazione della pubblicità per i quotidiani italiani del 69% nel periodo 2010-2020, la diminuzione della diffusione dei quotidiani del 43 per cento fra il 2013 e il 2019, un calo dei ricavi alla Stampa, fra il 2019 e il 2020, del 13,2, in peggioramento ulteriore a causa del Covid. E la proroga di una serie di misure come smaltimento delle ferie ( se non smaltite si trasformano in “corte” e quindi non sono indennizzabili in denaro), il contenimento dell’organico domenicale, forfait per lo straordinario, diminuzione del pagamento delle domeniche.