“La Verità” compra “Panorama”: addio Mondadori

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Alla fine, dopo qualche settimana di cruenta trattativa, Maurizio Belpietro – direttore de La Verità – ce l’ha fatta: dal 31 ottobre 2018 ha comprato da Mondadori il settimanale Panorama. “E’ una bella scommessa. Una testata così importante potrà affiancarsi alla Verità e noi cercheremo di tornare a fare informazione anche con un settimanale. In fondo Panorama è il grande settimanale di informazione italiano e noi vogliamo poter disporre di uno strumento di questo genere”, ha detto Belpietro ieri dopo la firma dell’accordo. Il settimanale continuerà ad uscire (da solo) il giovedì al costo di 3 euro, non diventerà un dorso del quotidiano (triste fine fatta invece da L’Espresso) e in attesa di trovare una nuova casa, la redazione resterà a Segrate.

Panorama, di cui Belpietro è già stato direttore dall’ottobre 2007 all’agosto 2009, venne fondato nel 1962 per iniziativa personale di Arnoldo Mondadori. “Nel 1965 – spiega stamane un pezzo de La Verità – arrivò alla direzione Lamberto Sechi, che due anni dopo trasformò il mensile in settimanale, sulla scia del successo delle testate Der Spiegel in Germania, L’Express in Francia e Time negli Usa. Fu abbandonato il formato ‘lenzuolo’, per un più moderno e accattivante tabloid. In pochi anni, Sechi fece di Panorama il primo settimanale d’informazione italiano. Nel 1994, con l’acquisizione della Mondadori da parte di Silvio Berlusconi, il periodico, che divenne espressione del centrodestra e rivolto a un pubblico politicamente moderato. La risposta dei lettori fu positiva e Panorama mantenne il proprio primato nel settore. Ora il suo cammino si è incrociato quello del quotidiano La Verità”.

Un passaggio – dopo 56 anni in Mondadori – che ha lasciato morti e feriti in redazione, come lamenta il comunicato stampa di Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Associazione Lombarda dei Giornalisti e Associazione Stampa Romana. “I giornalisti entrano in due società spezzatino che fanno capo a La Verità di Maurizio Belpietro. Dei 24 colleghi – spiega la nota – tutti sotto minaccia di chiusura della testata se non fosse avvenuto il passaggio, 12 hanno accettato di tagliarsi lo stipendio, 5 non hanno accettato e passano a stipendio pieno, 6 hanno deciso di accettare un incentivo all’esodo per uscire e una si è dimessa volontariamente senza incentivo. Oggi si è concretizzata la peggiore operazione possibile, tutta giocata sulla pelle dei giornalisti”.

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