Laganà: le nomine Rai in un cda fuori dal palazzo d’amianto

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Nonostante l’ad Rai Fabrizio Salini continui a rivendicare le scelte sulle nomine Rai (“Nomi ne ho sentiti tanti, posso assicurare che li ho solamente letti. Non ci sono stati suggerimenti. Mi attribuisco l’intera responsabilità delle scelte”), la conferma che i partiti siano ancora ben piantati al settimo piano di Viale Mazzini e che questa non sia la stagione della “Rai del cambiamento” ci giunge – via Facebook – dal consigliere d’amministrazione della Rai, Riccardo Laganà. Un post davvero gustoso, in cui il rappresentante dei dipendenti Rai (facendo sfoggio di una buona dose di ironia e di una discreta cultura musicale) ci racconta del cda Rai del 27 novembre scorso: “Bello perché vario credo, molto vario, quasi psichedelico”. Quindi l’affondo nei confronti di Salini e Foa e della loro presunta autonomia: “Inizio ore 16, due pagine quasi di ordine del giorno, troppo tardi per fare bene tutto, troppo poco per occuparsi bene del servizio pubblico. Delle nomine hanno già detto tutto i giornali molto prima del tempo in qualche cda organizzato fuori dal palazzo di amianto e quindi almeno qui non perdiamo tempo”. Chissà se nei cda fuori dal palazzo d’amianto Salini lo hanno almeno invitato o se invece si sono limitati a fargli una telefonata. O magari, come si usava un tempo, a mandargli un foglietto…

Un post che trasuda “perplessità (sue e della Borioni, ndr) sulla nomina del vice presidente”, nomina che ci ritroveremo sotto l’albero di Natale; che racconta del “calo degli introiti pubblicitari (all’appello del budget 2018 mancano una ventina di milioni, ndr) ma di Rai Pubblicità (in attesa di nuovo ad, ndr) nessuno ha parlato”; che conferma come i dipendenti Rai, a parte i giornalisti, il Pdr continueranno a non vederlo; che ci informa del “nuovo” capo staff di Foa: “E siccome dobbiamo valorizzare le risorse interne – scrive Laganà – si decide di valorizzare l’ex direttore degli affari legali chiedendogli, con l’eventuale permesso del collegio sindacale, di rimanere altri due anni. Un capo staff che guadagna quanto l’amministratore delegato senza avere tutte quelle responsabilità. Siccome qualcuno si deve sempre tutelare si producono pareri legali ma mica dall’ufficio legale RAI, no, facciamo fare pareri all’esterno. Da quando si è insediato il CdA di cui faccio parte ci sono più pareri legali esterni che delibere. Male, molto male”. E sì, molto male…