Laganà varca il Rubicone, il cda Rai diventerà “una casa di vetro”

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Alea iacta est, i dipendenti Rai hanno deciso che tra dodici candidati a rappresentarli nel cda per i prossimi tre anni sarà Riccardo Laganà: 43 anni, assunto in Rai nel lontano 1996, tecnico di produzione in Via Teulada a Roma. Su 11.719 aventi diritto, hanno partecipato al voto solo 6.676 dipendenti con un’affluenza alle urne del 56%. Astensione alta, dunque, ma quorum del 50% raggiunto ed elezione valida. Che i festeggiamenti sulla bacheca e sul sito di Indignerai, fondato e ideato da Laganà, abbiano inizio. Con un exploit impensabile all’inizio di questa pazza corsa al cda Rai, il tecnico di produzione è stato votato da 1.916 colleghi; il giornalista Roberto Natale, candidato dell’Usigrai, porta a casa 1.356 preferenze (quasi tutta la base elettorale del sindacato dei giornalisti); deludente, invece, il risultato di Gianluca De Matteis Tortora con 1.201 voti nonostante il sostegno di Cgil, Cisl, Uil e Ugl (una candidatura, quella del funzionario delle relazioni istituzionali, non compresa all’inizio, poco digerita dalla base in corsa e gravata da tante polemiche e veleni sul finale).

Il popolo Rai, dunque, attraversa il Rubicone. In linea con la stagione politica silenzia ben otto sindacati, metta ko dirigenti e giornalisti e vota il candidato social. Quello che all’inizio, anche su queste pagine, ho definito il Masaniello di Teulada e che ora – partito con 400 firme – potrebbe rivelarsi un Giulio Cesare di Viale Mazzini: deciso a far oltrepassare a tutti i dipendenti il confine dei piani alti. Quel settimo piano dell’ascensore con la chiave, quello senza amianto, pulito, ovattato, parquettato, con piante lussureggianti e preziosi arazzi alle pareti. Ora tutti e 13mila li porterà nella Sala Orsello, in streaming sul ponte di comando. Laganà dovrà incrociare le spade con un nascituro cda a trazione giallo-verde, in cui tutti i partiti (o quasi) hanno ottenuto uno strapuntino e che presto conoscerà il nome del presidente e (tetto agli stipendi permettendo) dell’amministratore delegato. Ecco il suo “grido di battaglia”.

Tre i punti in cima all’agenda di Laganà: 1) “Valorizzazione delle risorse interne che attualmente sono mortificate”; 2) “Dignità del lavoro, con il mantenimento dell’attuale perimetro occupazionale e il ritorno del prodotto in azienda. No, dunque, allo svilimento delle professionalità interne, al mobbing e ad appalti ed esternalizzazioni selvagge”. 3) “Meritocrazia nella gestione del personale e trasparenza nell’amministrazione aziendale”. Ma soprattutto – ecco la promessa fatta da Laganà a LoSpecialista.tv il 25 maggio scorso – il settimo piano diventerà “una casa di vetro”. “Con me in cda non ci sarebbero più contratti degli artisti secretati…” Il Masaniello di Teulada si prepara alla rivolta. E’ uno che sa agitare le folle e che ha alle spalle una buona squadra di consiglieri. Se mantiene quello che ha promesso in campagna elettorale, ai piani alti darà battaglia. Per ora però ha le spalle strette, chissà se il ragazzo si farà…