Le Big tech braccate dalla Ue: dovranno aprire gli algoritmi. E Parigi reclama la “Digital tax”

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Le Big tech statunitensi sentono il fiato sul collo dell’Europa. Come se non bastassero i guai in casa propria con le inchieste dell’Antitrust a stelle e strisce per abuso di posizione dominante e quelle dell’omonima autorità europea per concorrenza sleale, i colossi come Google, Apple, Microsoft, Facebook o Amazon, dovranno guardarsi ora da due provvedimenti della Commissione europea destinati a far discutere. Si tratta del “Digital markets act” e del “Digital service act”, due pacchetti di regole molto stringenti in materia di trasparenza, raccolta pubblicitaria e utilizzo di dati sensibili, che i giganti della Silicon Valley dovranno rispettare per evitare sanzioni pesanti.

Tra le novità principali contenute nei provvedimenti c’è l’obbligo da parte delle aziende digitali di aprire i loro algoritmi per garantire la trasparenza sulla pubblicità e per condividere parte dei dati raccolti in rete con i rivali, proprio per evitare un abuso di posizione dominante. Un pacchetto di regole, come scrive Alberto D’Argenio su Repubblica, che rappresenta “la più ampia regolamentazione del mondo digitale mai preparata fino ad ora da un legislatore”. All’interno ci saranno nuove regole a tutela del diritto d’autore e del copyright. Inoltre le aziende digitali dovranno farsi carico del contrasto all’incitamento all’odio, alla violenza e alla contraffazione.

Obblighi che non saranno certo apprezzati dalle aziende della Silicon Valley che già criticano le azioni intraprese da Bruxelles, ma che sono stati accolti positivamente, invece, dagli editori europei.

Come se non bastasse un’altra brutta notizia per le grandi aziende di Internet arriva dalla Francia. Il governo transalpino ha deciso di rompere gli indugi in merito alla “digital tax” ed imporrà, già per il 2020, il pagamento del 3% sui ricavi ottenuti dalle vendite digitali in terrà francese. La notizia riportata dal Financial times, evidenzia come il governo di Macron abbia deciso per l’applicazione della tassa nonostante le minacce di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti. La web tax, infatti, era già stata predisposta da Macron lo scorso anno ma poi era stata sospesa, grazie ad un accordo tra Washington e Parigi, in attesa della conclusione dei negoziati presso l’Ocse per la revisione delle norme fiscali a livello internazionale. Negoziati che gli Stati Uniti hanno sospeso lo scorso Giugno per via della netta opposizione dell’amministrazione Trump all’applicazione della tassa sui ricavi digitali.

Visto l’empasse a livello internazionale la Francia ha dunque deciso di procedere da sola e di riscuotere la propria digital tax già da questo dicembre. Una misura che porterà nelle casse di Parigi fino a mezzo miliardo di euro per il 2020, e circa 400 milioni già messi a bilancio per il 2021. Le Big tech si vedranno richiedere diversi milioni di euro dal fisco francese e la probabilità di nuove tensioni commerciali tra i due paesi è alto. A meno che l’insediamento di Joe Biden alla Casa bianca non riapra uno spiraglio per i negoziati in sede Ocse e dia una boccata d’ossigeno alle aziende della Silicon Valley.

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