L’Equipe è in crisi. I giornalisti scioperano ed il giornale non esce da sabato

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Tagli al personale, cambio di periodicità di alcuni magazine e chiusura di altri. È il piano lacrime e sangue con cui Amaury editore dell’Equipe, il più importante quotidiano sportivo francese, cerca di tirarsi fuori dalla crisi che l’ha colpita. Intanto il quotidiano non esce in edicola da sabato scorso a causa dello sciopero messo in atto dai giornalisti contro il piano che prevede l’uscita di almeno 35 redattori sui 300 totali, la chiusura del supplemento Sport & Style e la trasformazione in mensile del settimanale France Football, la rivista che organizza il più importante e storico premio individuale per i calciatori, il “Pallone d’oro”.

“Dobbiamo assolutamente adattare i nostri costi operativi a questo ambiente”, ha spiegato Jean-Louis Pelé, direttore generale della testata, a Le Figaro. “Nel 2020 abbiamo realizzato molti risparmi, che ci hanno permesso di limitare le perdite di esercizio a 5 milioni di euro. Ma non saremo in grado di replicare quei risparmi quest’anno, che meccanicamente porteranno a ulteriori perdite, che vanno da 6 a 10 milioni fino al 2024 se non facciamo nulla. La riduzione del personale, che rappresenta il 60% dei nostri costi, è una delle leve necessarie alla ripresa”. Pelé ha poi lanciato una frecciatina ai giornalisti che incrociano le braccia, sottolineando che “la redazione de L’Equipe è la più pagata del settore. Il salario medio è di 4.900 euro lordi al mese”.

I giornalisti, però, non la pensano così, dopo aver saltato completamente il weekend, il momento più importante per chi si occupa di sport perché vi si concentrano eventi come le partite del campionato di calcio, non sembrano voler cedere e annunciano che lo sciopero sarà lungo.

L’intenzione dell’editore Amaury è quella di spingere sul digital per avere ricavi maggiori, come spiega lo stesso Pelé: “ci vuole tempo per passare da un fatturato generato dall’edizione cartacea a uno garantito dal web. Per questo dobbiamo spingere la crescita degli abbonamenti digitali”. In quest’ottica, Amaury sta studiando il lancio di una nuova piattaforma digitale in cui mettere in evidenza soprattutto i cosiddetti long form, racconti scritti, video o audio più lunghi di un normale articolo o servizio tv, credendo possano coinvolgere maggiormente il lettore.

Di certo ci sono i dati poco incoraggianti della diffusione, che come riportato da Italia Oggi, hanno toccato di recente il picco più basso della sua recente storia, scendendo a novembre sulle 193 mila copie tra carta e digitale, secondo gli ultimi dati disponibili certificati da Acpm. Per avere un paragone in Italia il principale quotidiano sportivo, “La Gazzetta dello Sport”, stando ai dati Ads di novembre, ha diffuso complessivamente su carta e digitale 84,4 mila copie e altre 101,6 mila con la sola edizione del lunedì, mentre Marca in Spagna ne dichiara in generale 101 mila.

Ma la crisi non è una prerogativa solo del gruppo Amaury e dell’Equipe. È notizia di ieri che la pay tv Canal+ di Vincent Bollore ha chiesto alla Lega calcio francese di abbassare i prezzi dei diritti tv, annullando le precedenti assegnazioni giudicate oggi troppo costose e indicendo nuove aste.

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