L’impatto del fenomeno Super Bowl tra sport, spettacolo, media e mercato

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Il maestoso spettacolo di metà partita del Super bowl 2022

Nella notte italiana tra il 13 e 14 febbraio è andata in scena al SoFi Stadium di Los Angeles la 56esima edizione del Super Bowl, la finalissima del campionato statunitense di football americano nonché l’evento sportivo più seguito dell’anno a livello mondiale. A trionfare sono stati i padroni di casa dei Los Angeles Rams (la scelta della location era avvenuta anni prima non sapendo ovviamente quali squadre avrebbero raggiunto la finale) che hanno battuto di misura i Cincinnati Bengals.

Il lato sportivo, tuttavia, è solamente una delle tante sfaccettature del fenomeno Super Bowl, che ogni anno genera ascolti televisivi mostruosi ed un impatto mediatico globale, pur non essendo certamente il football americano tra gli sport più praticati al di fuori dei confini statunitensi. Ebbene, secondo quanto riportato dal sito specializzato Samba Tv, negli USA l’evento è stato seguito sulla NBC da ben 36 milioni di famiglie, ovvero più di un quarto delle famiglie che risiedono in territorio statunitense, dato in crescita del 12% rispetto allo scorso anno. A questi numeri vanno aggiunti ovviamente quelli provenienti dal resto del mondo, tra cui l’Italia, dove il match è stato trasmesso in diretta sia su DAZN che in chiaro su Rai 1, registrando su quest’ultima 336 mila spettatori con uno share del 6,9%, numeri di buon livello al netto dell’orario non proprio “comodo” da mezzanotte e mezzo fino ad oltre le 4 del mattino.

Uno spettacolo (inter)nazionalpopolare che unisce sport, musica e costume. Tant’è che anche quest’anno il momento che ha fatto segnare il picco di ascolti è stato quello dell’Halftime Show, il breve ma intensissimo spettacolo musicale che viene messo in scena sul terreno di gioco durante l’intervallo della partita, montando e smontando maestose scenografie in tempo record per creare un vero e proprio miniconcerto. A ricevere l’onere e l’onore di esibirsi sono stati stavolta sei autentici mostri sacri della storia dell’hip hip: Eminem, Dr. Dre, Snoop Dogg, Kendrick Lamar, Mary J.Blige e 50 Cent. Commenti entusiasmanti sui social, dove molti utenti hanno eletto lo spettacolo come il miglior Halftime Show della storia del Super Bowl, caratterizzato, oltre che dalla musica, anche dal forte messaggio sociale contro il razzismo portato sul campo dai sei artisti.

Detto del risultato della partita, detto dello show musicale, detto anche degli ascolti televisivi, è ora impossibile non fare riferimento all’ambito economico e commerciale legato all’evento Super Bowl. Partiamo dal costo dei biglietti per seguire il match allo stadio, riempito nella serata di domenica da più di 70 mila spettatori. I tagliandi partivano da 4.900 dollari per i posti nelle file più alte per arrivare fino ai 100 mila dollari necessari per accaparrarsi un posto nel settore Vip, con una media complessiva che si aggirava intorno agli 8800 dollari a biglietto. Insomma, costi certamente non accessibili a tutte le tasche. Poi, il flusso economico più succoso, quello derivante dagli introiti pubblicitari. La NBC aveva la possibilità di piazzare 70 spazi pubblicitari televisivi durante tutto il corso dell’evento, tutti venduti senza problemi. Gli spazi per gli spot più brevi, della durata di 30 secondi, sono costati agli inserzionisti dai 6 ai 7 milioni di dollari ciascuno (si, milioni) e come al solito hanno visto protagonisti star hollywoodiane e celebrità di ogni tipo a pubblicizzare film, auto, app, colossi della tecnologia, agenzie di viaggio, siti di cripto valute ed altro ancora.

Un universo a sé, folkloristico e patriottico ma allo stesso tempo internazionale, un rito pagano da celebrare sul divano con famiglia e amici o tifando al bar, atteso dagli americani per un anno intero anche se non si è appassionati di football. Un ecosistema che coinvolge la televisione, i social, il mondo dello sport, della musica, del cinema e l’intero settore dell’economia a stelle e strisce. Un appuntamento che è una vetrina commerciale di livello globale e che come impatto sui media nazionali (e non solo) è un Sanremo all’ennesima potenza. Magari ti lamenti del risultato, dei concorrenti, della musica o dei vestiti, ma alla fine lo guardi lo stesso.

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