Link Campus University e l’indagine sugli adolescenti italiani. Diminuisce la fiducia nella politica ed aumenta l’interesse su temi sociali e lavoro flessibile

0
79
ragazzi in monopattino - Foto di dae jeung kim da Pixabay

L’Osservatorio “Generazione Proteo” della Link Campus University ha presentato oggi il 10° Rapporto di ricerca sui giovani italiani, che ha visto intervistati circa 5.000 studenti tra i 16 e i 19 anni provenienti da ogni parte del Paese. Tra gli spunti principali emersi c’è senza dubbio la diffusa delusione dei giovani verso la classe politica attuale, giudicata in molti casi incompetente, disonesta ed esibizionista. Il 21,4% degli intervistati dichiara di non essere “per nulla” interessato alla politica ed il 42,2 di esserlo “poco”. In linea generale poi, è addirittura il 72,4% a dichiarare di non sentirsi affatto ascoltato dalla politica.

Ciò che invece interessa sempre di più i giovani, stando all’indagine, è la prospettiva di un futuro che comprenda un lavoro flessibile ed autonomo: il 59,5% ritiene infatti che il lavoro vada “creato” piuttosto che “cercato”, motivo per cui il 34,5% degli intervistati guarda con favore al mondo della professione autonoma ed il 33,6% alle piattaforme digitali, piuttosto che alle opportunità di impiego nel settore pubblico, che attirano solamente il 10,1%. Per le stesse ragioni, il 41,6% si dichiara a favore di un modello di lavoro che sia “continuamente rinnovato”, mentre solo il 19,6% ambisce ad un lavoro “unico per tutta la vita”. A fare la differenza in questo senso sembra essere la volontà di gestire in autonomia il rapporto tra tempo e guadagno, senza dover sottostare ad eccessivi vincoli contrattuali.

Sul versante delle questioni sociali si registra un’accresciuta attenzione verso molte delle tematiche di più stretta attualità nel dibattito pubblico. Tra quelle ritenute più rilevanti troviamo le discriminazioni contro le donne, su cui gli intervistati rilevano problemi legati a maltrattamenti e violenza fisica (30,1%), stereotipi relativi all’inferiorità fisica o intellettiva (20,9%),  disuguaglianze nei ruoli familiari o professionali (18%), disparità di trattamento economico (12,7%) e violenza verbale a sfondo sessuale (16,5%). Altre problematiche sociali di grande preoccupazione sono poi quelle legate a bullismo, cyberbullismo, baby gang e body shaming, quest’ultimo perpetrato molto spesso attraverso la Rete, dove si annidano oltretutto numerose altre insidie di cui gli intervistati dichiarano di aver timore, come ad esempio l’eccessivo tracciamento dei dati personali, il furto d’identità e la violazione dei propri account social.

Altro capitolo spinoso quello del funzionamento dell’istruzione, inevitabilmente condizionata negli ultimi due anni dall’emergenza pandemica e dalla conseguente applicazione della didattica a distanza. Il 30,8% degli intervistati ritiene la DaD responsabile di aver peggiorato la formazione scolastica, mentre il 32,1%  evidenzia come essa abbia creato disagi psico-sociali agli studenti. Da qui la richiesta, formulata da più 1 intervistato su 4, di investire i fondi del PNRR destinati alla scuola principalmente in attività di supporto psicologico agli studenti.

Ad emergere dai dati della ricerca è perciò un crescente interesse ed una grande apertura dei giovani nei confronti di tematiche anche piuttosto complesse o divisive. Entrano nel discorso, ad esempio, questioni come la sostenibilità ambientale, l’inclusività, la fecondazione assistita, la stepchild adoption, l’aborto, il suicidio assistito e la legalizzazione delle droghe leggere, tutti argomenti verso cui la maggioranza (in alcuni casi schiacciante) degli intervistati si mostra favorevole.

Approfondimenti