L’Inpgi “Bancomat” della Mondadori e quei “fighetti” de Il Giornale

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A pochi giorni dall’apertura degli Stati generali dell’editoria (a cui sembra sarà “impossibile” accreditarsi) emergono notizie allarmanti dalla lettura dei giornali di stamane. E quasi tutte riguardano la “galassia” Berlusconi… Il grosso del racconto lo troviamo su Il Fatto quotidiano. Ad aprire le danze è Daniele Martini che ci riferisce come la cassa integrazione “per molte aziende è diventata un bancomat”. Non a caso l’Inpgi ha chiuso l’ultimo bilancio a -175 milioni… “Alla Mondadori – si legge – assuefatti all’idea di poter ottenere per i giornalisti generosi ammortizzatori sociali a scatola chiusa, hanno chiesto un nuovo ciclo di cassa integrazione allegando alla domanda una documentazione (5 pagine e mezzo, ndr) ritenuta così poco argomentata e scarsa che il sindacato di categoria (Fnsi), interpellato in prima battuta, ha dovuto dire di no… …Tra cassa integrazione, solidarietà e prepensionamenti forzati, alla Mondadori la storia degli ammortizzatori sociali va avanti da una decina d’anni anche in presenza di numerosi esercizi di bilancio allietati da ragguardevoli utili e da bonus sibaritici che l’ad Ernesto Mauri e gli altri dirigenti si sono generosamente attribuiti”. Interessati da questo ennesimo ammortizzatore “35 giornalisti su un totale di 149 rimasti in azienda, esclusi direttori e vice e le redazioni di Tu Style e Confidenze che già hanno subito un taglio alle retribuzioni di circa il 30%”.

Foto Stefano De Grandis – LaPresse
17-02-2019- Milano Italia
nella foto: Silvio Berlusconi

Sempre sul Fatto, e sempre sulla “galassia Berlusconi”, Gianluca Roselli ci racconta della chiusura della sede romana de Il Giornale, che per qualche cronista del quotidiano segna “la fine del berlusconismo”. “Chiudere la redazione romana prima delle Europee – continua il cronista del Giornale – significa due cose: che nemmeno Silvio Berlusconi crede in un rilancio di Forza Italia oppure che la famiglia non è più disposta a seguire il patriarca nella sua avventura politica. Una cosa non esclude l’altra, ma il risultato è lo stesso: per Silvio è game over”… “‘Anche se dovessi andare a sdraiarmi davanti alla villa di Arcore, non servirebbe a niente. L’interlocutore è cambiato…’, ha detto il direttore Alessandro Sallusti nell’infuocata assemblea di martedì pomeriggio. Non è più ad Arcore, dunque, che bisogna guardare, ma a Segrate, sede della Mondadori, proprietaria del 36% delle quote”. Avete capito, tutto torna…

La sede della Mondadori a Segrate

Ma la faccenda si fa davvero più interessante leggendo l’editoriale su Libero di Vittorio Feltri, che ha deciso di esprimersi sullo sciopero di un giorno de Il Giornale. “I giornalisti in massa sono cretini… …Astenersi dal lavoro quando il medesimo lavoro è a rischio di estinzione è una forma di suicidio che rivela un istinto di autodistruzione che assomiglia molto a una vicenda quasi mitologica: crepi Sansone con tutti i filistei. Roba da coglioni… …Forse non hanno capito un cavolo e si predispongono incoscientemente alla disoccupazione, probabilmente perenne… …se la risposta del personale giornalistico è questa, mi pare giusto che il Cavaliere abbassi le saracinesche e mandi tutti i fighetti alle sue dipendenze a casa loro dove alla fine di ogni mese non riceveranno più lo straccio di uno stipendio”. E pensare che proprio Feltri vorrebbe comprare Il Giornale per farne da un supermercato una boutique. Come? Con una bella “cura dimagrante. Il focus è rivedere un’organizzazione che è pletorica”. Insomma, la ricetta è la stessa di Marina Berlusconi: si parte sempre dal taglio del personale. Per un bel piano editoriale che rilanci la testata c’è sempre tempo…