L’Inpgi tassa i giornalisti per evitare il commissariamento. Ma il salvataggio passa dai comunicatori

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La sede dell'Inpgi (foto creative commons)

L’Inpgi prova a uscire dalla crisi chiedendo “aiuto” ai suoi contribuenti, i giornalisti. Il Cda dell’istituto previdenziale di Via Nizza, ha approvato ieri con 10 voti a favore e 3 contrari il piano in cinque punti delineato con la delibera di impegno assunta a gennaio (di cui avevamo dato conto su AdgInforma.it). Il pacchetto di misure approvato porterà all’incremento delle entrate e alla riduzione delle spese, per un guadagno complessivo da parte dell’ente di 20 milioni all’anno quando sarà a regime. Una cifra che, da sola, non sarà sufficiente a salvare l’istituto che ha chiuso l’ultimo bilancio con un rosso monstre di 240 milioni di euro. La vera partita si giocherà sull’allargamento della platea contributiva più volte evocata dai vertici Inpgi, con la presidente Macelloni in testa, ma che si scontra con l’opposizione di chi quell’allargamento dovrebbe garantirlo: i comunicatori, che non hanno nessun interesse a confluire in una cassa in crisi.

Nel frattempo, per evitare il commissariamento che scatterebbe tra una settimana esatta (il 1 Luglio), il board di Via Nizza ha approvato i cinque provvedimenti che riportiamo di seguito:

Aumento di un punto percentuale della contribuzione per i giornalisti attivi e pensionati per un quinquennio. Un intervento certamente non gradito né ai primi né ai secondi tanto che, come scrive il Sole24 Ore i pensionati avrebbero già essere inviato una diffida attraverso una raccolta firme poiché ritengono che per una tale decisione serva una legge. Una azione che porterà ad un incremento di gettito quantificabile in 15,5 milioni di euro annui, per un totale di 77,5 milioni di euro nell’arco del quinquennio in cui vigerà la norma.

Stretta sul cumulo pensione-reddito dal 2022 attraverso la rimodulazione del limite di reddito cumulabile con la pensione, con l’abbassamento della attuale soglia di franchigia a 5.000 euro annui. Ciò comporterà un risparmio di spesa pensionistica quantificabile in circa 1,5 milioni di euro annui. È stata comunque decisa una deroga per le pensioni di importo annuo non superiore al trattamento minimo contrattuale annuo del redattore ordinario vigente nell’anno precedente (oggi pari a 38 mila euro), In questo caso, il limite di reddito cumulabile è fissato, a decorrere dall’anno 2022, in 22.000 euro.

Penalizzazioni per le pensioni di anzianità liquidate prima dei requisiti dell’anticipata Inps. Poiché la pensione di anzianità erogata dall’lnpgi si consegue con 62 anni e 5 mesi di età e 40 anni e 5 mesi di contributi, è stata introdotta una percentuale di abbattimento pari al 3% su base annua, rapportata agli anni e ai mesi mancanti al raggiungimento del requisito della pensione anticipata vigente nel sistema generale e, cioè, oggi 41 e 10 mesi per le donne e 42 e 10 mesi per gli uomini. La misura potrebbe comportare una minore spesa nel primo anno di 255 mila euro, nel secondo anno di 510 mila, nel terzo anno di 765 mila euro e cosi via.

Niente nuove prestazioni facoltative (assegno di superinvalidità, ricoveri in case di riposo, sussidi). Il risparmio riguarderà le nuove domande e a regime, il risparmio di spesa annuo è stimabile in circa 1,2 milioni di euro.

Riduzione del 5% dei costi. Azione che si aggiunge all’intervento deliberato dal Consiglio Generale (il 29 aprile scorso) per ridurre del 10% gli oneri afferenti i compensi dei componenti degli Organi Collegiali, per un importo stimato pari a circa 130 mila euro. Le ulteriori riduzioni del 5% dei restanti costi di struttura, deliberate ieri dal Cda, compresi quelli del personale, sono stimate in circa 1,12 milioni di euro annui. Il totale complessivo stimato dei risparmi sui costi di struttura è pari, quindi, a 1,25 milioni di euro.

Adesso la parola passa ai ministeri vigilanti, quello dell’Economia e del Lavoro, che dovranno approvare gli interventi che, dunque, non saranno subito operativi.

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