Lo studio Ced. La sovranità tecnologica europea mezzo per l’autonomia economica da Cina e Usa

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Il Ministro per l'innovazione tecnologica, Vittorio Colao, durante il suo intervento - Foto da streaming

L’Europa e l’Italia si trovano in mezzo a due giganti a tecnologici: gli Usa dal un lato e la Cina dall’altro. Da questo quadro parte il “position paper” elaborato dal Centro economia digitale per indicare le policy necessarie per raggiungere la Sovranità tecnologica, un tema sempre più centrale per gli equilibri geopolitici mondiali perché strettamente connesso con il raggiungimento della sovranità economica e dell’autonomia strategica.

Lo studio, presentato questa mattina dal presidente e fondatore del Ced, Rosario Cerra, sottolinea il valore cruciale del raggiungimento della sovranità tecnologica per aumentare la competitività dei prodotti europei nei mercati extra-UE, e rafforzare il posizionamento dell’economia europea nel commercio internazionale. Da questa considerazione il paper delinea gli indirizzi di policy che dovrebbero orientare le azioni a livello nazionale ed europeo, per raggiungere il livello desiderato di sovranità tecnologica. In sostanza 5 campi d’azione che il presidente Cerra ha sintetizzato ne rafforzamento del sistema della ricerca e dell’innovazione italiano ed europeo; lo sviluppo di uno spazio digitale europeo tecnologicamente avanzato, sicuro e competitivo; puntare sul rilancio del sistema produttivo italiano ed europeo per aumentarne l’autonomia, la competitività e la resilienza; favorire la cooperazione tecnologica internazionale rafforzando il ruolo degli organismi multilaterali; rafforzare la leadership europea nel campo della regolamentazione.

La posizione dell’Italia – Per raggiungere l’autonomia tecnologia l’Italia parte da una posizione di arretratezza, sottolineata da Francesco Cresci, direttore ricerche del Ced, soprattutto in alcuni settori tecnologici come quello del 5G, in cui il nostro paese è molto indietro, per livello di specializzazioni e brevetti, rispetto ai due colossi americano e cinese.

C’è molta strada da fare per l’Italia e per l’Europa, soprattutto se si pensa al valore economico che l’autonomia tecnologia può valere nei prossimi 10 anni. Un valore che in termini di investimenti in tecnologia digitale, Paolo Boccardelli del Comitato scientifico del Ced, ha quantificato in 4 trilioni di dollari nel prossimo decennio.

Alla presentazione del paper ha partecipato anche il Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, che si è complimentato per lo studio soprattutto per la declinazione data della “sovranità tecnologica” intesa come indipendenza e leadership a livello internazionale più che come sovranità vera e propria. Colao ha sottolineato la necessità soprattutto di una semplificazione burocratica e normativa per far sì che l’Europa possa ambire ad inserirsi tra quelli che ha definito i due “grandi sovrani” della tecnologia: la Cina e l’america appunto. Un punto condiviso anche dal sottosegretario di Stato agli affari europei, Vincenzo Amendola, che ha descritto l’Europa come un “gigante gentile” e un po’ dormiente, ma che si sta svegliando. Grazie ad alcuni progetti come il next generation Eu, l’Unione ha iniziato ad investire sui quattro cardini della transizione tecnologica (competenza, infrastrutture, imprese e Servizi pubblici) iniziando a recuperare il terreno perso nei confronti dei “sovrani”.

In conclusione dei lavori è intervenuto il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti che ha sottolineato come in questo quadro l’Italia debba avere l’ambizione di inserirsi tra i paesi che trainano la transizione economica, affiancandosi a Francia e Germania.