L’Ordine dei giornalisti “bacchetta” la Rai sul “concorsone”

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La Rai cerca 90 giornalisti con una procedura di selezione per titoli e prove. Le iscrizioni dovranno arrivare entro le ore 15 del 28 ottobre 2019. Ma nel frattempo il presidente del consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti “bacchetta” il settimo piano di Viale Mazzini. Carlo Verna – a quanto apprende Lo Specialista – il 27 agosto scorso ha scritto una lettera al vertice dell’azienda e per conoscenza all’Usigrai, sindacato dei giornalisti del servizio pubblico. E nella missiva si evidenzia che “non sarebbe opportuno consentire la partecipazione solamente ai giornalisti professionisti iscritti all’Albo, escludendo coloro che, avendo superato con esito positivo la prova di idoneità professionale, abbiano conseguito l’abilitazione ma non sono attualmente iscritti nell’elenco professionisti. Una scelta di questo tipo – conclude Verna – sarebbe infatti sproporzionata rispetto alla finalità selettiva e avrebbe invece l’effetto di ridurre la platea dei potenziali candidati, ponendosi in pieno contrasto con il principio di massima partecipazione che deve caratterizzare – conclude Verna – tutte le procedure concorsuali”. In sostanza Verna si pone a difesa dei diritti di quei giornalisti professionisti che – svolgendo attualmente un altro lavoro – sono impossibilitati a restare iscritti all’Albo dei professionisti e magari sono iscritti a quello dei pubblicisti. Come dargli torto…

GLI ALTRI DUBBI – Ma quello sollevato dall’Ordine dei giornalisti è solo uno dei tanti dubbi che aleggia su questo concorso. Siamo sicuri ad esempio che sia legittimo fare un nuovo concorso essendoci giornalisti risultati “idonei” dai precedenti concorsi Rai del 2013 e 2015? E come – e in che tempi – saranno garantiti i diritti al giusto contratto degli oltre 250 precari che lavorano nelle Reti Rai? E sono legittimi i concorsi territoriali fatti da enti pubblici o di interesse pubblico? Può l’azienda impedire al candidato di presentare più di una candidatura indicando magari due o più Regioni? E perché non fare un concorso unico nazionale con evidenti risparmi e scelte meritocratiche più certe per il servizio pubblico radiotelevisivo? E chi deciderà – e con quali criteri – dopo 5 anni l’eventuale spostamento dei giornalisti dalle sedi regionali (pratica assai diffusa) alle Testate nazionali? E’ lecito che la Rai affermi che le autocertificazioni dei candidati, previste dalla legge, non siano valide? Ed è lecito, infine, condizionare l’assunzione di un vincitore di concorso (e quindi con un titolo acquisito in mano per merito) alla rinuncia ad eventuali contenziosi pendenti?

IL CONCORSO – La tv di Stato ha in organico al 31 dicembre 2018 1.735 giornalisti (nessuno con meno di 30 anni e 274 con oltre 60 anni). I 90 fortunati vincitori diventeranno redattori ordinari (prima con contratto a tempo determinato e poi, in caso di positivo inserimento in azienda, indeterminato) e saranno sparpagliati – in forza di graduatorie regionali valide per due anni – in 14 regioni italiane e due province: Trento e Bolzano. E lì, ai confini dell’“Impero”, dovranno rimanere “per almeno 5 anni” prima di poter fare richiesta di trasferimento (da vagliare in base alle esigenze aziendali) in altra redazione regionale o testata giornalistica. Il tutto vanificando l’essenza del concorso regionale…

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