Los Angeles Times cambia il sito e va incontro al mobile

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los angeles_times_sitoIl sito internet del Los Angeles Times si rifà il look e si adatta alle esigenze degli utenti di tablet e smartphone. La nuova versione del sito del quotidiano californiano sarà online da domani mattina e sarà full-responsive . “Sappiamo che i lettori ci raggiungono sempre più dai dispositivi mobili”, dice Emily Smith, senior vice president digital della testata. “Non siamo ancora arrivati al punto in cui questa fetta di pubblico rappresenta la maggioranza, ma quel giorno arriverà presto e quindi ci stiamo preparando. Sapevamo di dover ripensare l’esperienza di fruizione sullo schermo di un cellulare”. dice Emily Smith, senior vice president digital della testata. “Non siamo ancora arrivati al punto in cui questa fetta di pubblico rappresenta la maggioranza, ma quel giorno arriverà presto e quindi ci stiamo preparando. Sapevamo di dover ripensare l’esperienza di fruizione sullo schermo di un cellulare”. Il giornale sta anche cercando di rendere più facile la condivisione delle storie da parte dei lettori. Per questo c’è Sharelines, uno strumento che mette a disposizione i riassunti già pronti degli articoli. Quindi se un utente vuole condividere un articolo su Facebook o Twitter, il tweet è già stato scritto per lui.Nel sito, alla fine degli articoli vengono suggeriti dei contenuti correlati che, diversamente del solito, possono essere letti semplicemente continuando a scorrere nella stessa pagina senza il bisogno aprirne una nuova. Un altro dei punti di forza del sito responsive è il ‘visual browse’, che si basa su racconti per immagini e riflette così la natura visiva tipica della fruizione da dispositivi mobili. Quello del Latimes.com, che è stato progettato con l’aiuto di Code & Theory, è solo l’ultimo di una serie di restyling che pian piano stanno guidando le testate internazionali verso strategia del ‘mobile first’. Il Los Angeles Times è parte di Tribune Co., il gruppo che si appresta a trasformare entro fine anno i suoi otto giornali in una società indipendente sotto il ceo Jack Griffin.