L’UE pronta a boicottare le serie tv britanniche

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Foto di FrankundFrei da Pixabay

Potrebbe presto aprirsi una vera e propria battaglia tra l’Unione Europea ed il Regno Unito. Una battaglia da giocare nel campo della televisione, in particolare delle serie tv. Stando alle indiscrezioni lanciate dal Guardian infatti, Bruxelles starebbe seriamente pensando di bloccare l’arrivo di molte produzioni seriali britanniche nei Paesi dell’UE, allo scopo di impedirne il sovraffollamento e tutelare quindi i prodotti interni all’Unione. Una decisione che avrebbe del clamoroso e rappresenterebbe un ulteriore segno di tensione tra le due entità territoriali a seguito della Brexit, tanto più se si considera che alcune delle produzioni a rischio boicottaggio sono titoli di grande successo, seguitissimi dal pubblico europeo. Tra questi rientrerebbero ad esempio The Crown, Downtown Abbey, Peaky Blinders, Fleabag, Black Mirror ed altri ancora, serie tv che in Italia come negli altri Paesi del continente possono contare su una folta schiera di fedelissimi fan, che non sarebbero certamente contenti di veder sparire da un giorno all’altro le vecchie e nuove stagioni dalle piattaforme streaming.

Il riferimento da prendere in considerazione in questo caso è quello legato alla possibile revisione della direttiva sui servizi media audiovisivi (Avms), approvata tre anni fa e recante una diposizione a favore dei contenuti europei che, come ricorda stamane Il Messaggero, devono rappresentare la maggioranza delle trasmissioni televisive e almeno il 30% dei titoli disponibili sulle piattaforme streaming come Netflix e Amazon. Un provvedimento sancito inizialmente per arginare lo strapotere numerico delle produzioni americane, ma che, dopo la Brexit, ha iniziato ad interessare anche le serie Made in UK. Tra i principali promotori delle nuove regole c’è la Francia, che tra sei mesi prenderà il suo turno alla presidenza del Consiglio dell’UE e potrebbe perciò decidere di lanciare l’affondo. Un affondo che tuttavia potrebbe rivelarsi non semplicissimo da mandare a buon fine, dato che, nonostante il Regno Unito non faccia più parte dell’Unione, ad oggi i suoi contenuti audiovisivi sono da catalogare ancora come “opere europee”. Ed è proprio questa uno egli elementi del contendere. Tale etichettatura, secondo Parigi, andrebbe infatti a favorire eccessivamente le produzioni britanniche, ostacolando così una maggiore varietà di contenuti, provenienti magari anche dai Paesi più piccoli del continente.