L’ufficio stampa Rai non basta, “ineludibile” ausilio esterno

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Marcello Giannotti, attuale direttore della comunicazione della Rai, avendo lavorato dal 2005 al 2018 presso l’agenzia di comunicazione “Mn Italia” è in conflitto d’interessi? Quali contratti sono in essere tra Mn Italia e la Rai? E perché l’azienda – con oltre 1.700 giornalisti in organico, di cui alcuni senza incarico – fa un così largo uso di uffici stampa esterni? Sono solo alcune delle domande rivolte in questi giorni dalla commissione di Vigilanza sulla Rai al vertice di Viale Mazzini. E una risposta – per iscritto – è arrivata.

Per quanto riguarda il “CASO GIANNOTTI” sollevato da “Striscia la Notizia”, l’azienda premette che “la scelta e l’utilizzo di uffici stampa esterni è responsabilità degli editori di riferimento, che detengono anche il relativo budget, e non della Direzione Comunicazione”. Dopo aver sottolineato una “diminuzione di circa il 30% del budget utilizzato dalle reti per gli uffici stampa esterni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”, la Rai aggiunge che Giannotti “si è dimesso da Mn nel novembre del 2018, non riveste nella società suddetta alcun ruolo, non ha mai usufruito del beneficio dell’aspettativa dalla stessa Mn e non detiene quote della società”. “L’attuale Direttore della Comunicazione – si legge ancora – ha un contratto a termine con la Rai ”. Per quanto riguarda infine i contratti in essere con Mn Italia l’Azienda sottolinea: “Al momento è in fase di valutazione un’ipotesi di contrattualizzazione della società per Sanremo Giovani e Sanremo 2020, su proposta del direttore artistico e dell’editore del Festival”. “Dunque, sebbene non si ravvisino elementi atti a precludere eventuali collaborazioni tra Rai e Mn, si precisa comunque che, allo stato, non v’è alcun contratto in essere con la società in questione”.

L’UFFICIO STAMPA NON BASTA – Inoltre il settimo piano spiega anche perché l’ufficio stampa debba far ricorso ad aiuti esterni. “Presso l’ufficio stampa Rai, al 25 novembre 2019, lavorano 15 giornalisti”. Tra questi – a quanto apprende Lo Specialista – tre caporedattori e un vicecaporedattore, tutti a Roma, tranne due su Milano. E tra questi uno si occupa di radio. Si aggiungono anche una quindicina di amministrativi e sei-sette comunicatori assegnati alle Reti sotto la responsabilità (almeno formale) di un giornalista. “Con tale organico l’Ufficio Stampa – aggiunge la Rai – segue oltre ottanta trasmissioni. Undici canali tv e dodici canali radio, oltre alle attività corporate. Inoltre si contano, nel 2018, 10.000 comunicati stampa e 160 conferenze da aggiungere alla gestione del sito e dell’account twitter. È pertanto pressoché ineludibile, e in tutte le passate gestioni dell’Azienda vi si è fatto ricorso, l’ausilio di strutture esterne altamente specializzate, che insieme all’Ufficio Stampa contribuiscono alla comunicazione dei contenuti dell’Azienda”. Una tesi confermata dallo stesso cdr dell’Ufficio Stampa Rai: “L’organico attuale, tra aspettative e mancati reintegri non è affatto ‘corposo’, è anzi insufficiente a portare avanti i carichi di lavoro che si fanno sempre più impegnativi”. Insomma, da soli non ce la fanno.

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