Marco Mele: “Voglio una Rai di servizio al pubblico”

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Giovanni Minoli, Michele Santoro, Carlo Freccero (che punta dritto alla presidenza), Franco Siddi, Arturo Diaconale, Giancarlo Mazzuca, Francesco Devescovi, Paolo Favale, Ugo Mattei… Sono solo alcuni dei “cavalli” che presto sgabbieranno nella corsa al nuovo cda Rai. E tra loro ce n’è uno che si definisce un outsider, ma che l’“ippodromo” di Viale Mazzini lo conosce assai bene. È Marco Mele, giornalista ed esperto del mondo dei media, che il suo curriculum di candidato al nuovo board l’ha spedito regolarmente al Parlamento. LoSpecialista.tv lo ha intercettato per capire cosa abbia in mente: più che di un amministratore è uscito fuori il profilo di un riformatore. Come ti è venuto in mente di candidarti? Un giornalista che ha raccontato la Rai sempre dall’altra parte della barricata. “Fermo – ha premesso Mele -. Ero e resterò anche al settimo piano dall’altra parre della barricata. Ma la Rai si trova in un momento di forte sbandamento, dovuto al fatto che tutti i media verticali tradizionali vedono erodere le proprie quote di ascolti. Di fronte alla possibilità che il servizio pubblico venga messo in discussione, con questo quadro politico e con questo contesto nazionale e internazionale, mi sono detto: perché no?” Santoro ha dichiarato che si candidata ma non ha speranza. Tu ne hai? “Non ho nessun rapporto con la politica e votano i politici… Sono solo un outsider”. Se mai dovessi varcare la porta della Sala Orsello, il tuo primo obiettivo? “Stabilire un metodo di lavoro collettivo del cda, insieme al presidente e all’amministratore delegato”.

A proposito di ad, è lui che avrà lo “scettro”. Hai un nome da consigliare all’azionista? “Non è scritto da nessuna parte – ha allargato le braccia Mele – che il cda debba subire questa investitura. L’azionista propone ma è il cda nomina. Che sia il consiglio, a maggioranza, a scegliere il nuovo ad. Magari nella rosa di due nomi proposti dal Tesoro. Meglio se uno interno e uno esterno all’azienda. Una Rai che sceglie il suo ad e non se lo fa imporre dal governo sarebbe un buon punto di partenza. È davvero incredibile, poi, che sia l’esecutivo l’azionista della Rai”. Hai lavorato per anni al più importante quotidiano economico d’Italia. E di bilanci Rai ne hai sfogliati parecchi. È il bilancio di una media company? “La Rai non è una media company, può diventarlo però. La maggior parte delle entrate – ha spiegato ancora Mele – dipendono da una rete generalista, Rai1. Tutto è focalizzato, considerando anche la raccolta pubblicitaria, sull’ammiraglia. Una rete che va difesa, ma un’offerta che va migliorata e diversificata. RaiPlay, per esempio, è un successo. Forse l’unico dell’ultima gestione, ma ancora ce n’è di strada da fare prima che siano prodotti e distribuiti contenuti fatti in casa, e non solo fiction e talk, su tutte le piattaforme”.

Che ne pensi del fallimento del piano Verdelli sull’informazione? “La priorità di chi governerà la nuova Rai – ha precisato Mele – sarà approvare la riforma dell’informazione”. Da dove si parte? “Consultando in tempi brevi tutte le componenti interessate soprattutto quelle interne, a partire dai giornalisti, ma anche quelle esterne”. Perché esterne, pensi alla politica? “Perché no, mi riferisco anche ai partiti, ma soprattutto a tutti quegli stakeholder sociali marginalizzati dall’informazione Rai. È servizio pubblico e dovrà diventare servizio al pubblico”. E le nomine? “Prima si fa il piano e poi le nomine. Vanno ridotte le testate e le edizioni, ma deve aumentare l’informazione di qualità e per tutte le piattaforme, a partire da quelle fruite dai giovani. Quei giovani di talento che vorrei assumere nelle redazioni della Rai”. Travaglio metterebbe Milena Gabanelli alla guida del Tg1 per 20 anni, che ne pensi? “È un’ottima giornalista, la conosco, non so se per lei sia la giusta collocazione guidare un notiziario. Forse è più adatta a fare quello che le hanno negato, la guida di Rai24: una nuova testata giornalistica con la mission di veicolare tutta l’informazione Rai nel mondo digitale. Ma dovrebbe fare il direttore, non il vice… anche se non mi dispiacerebbe vederla anche di nuovo alla guida di Report”.

Autore di libri (“La tv del futuro”, “Il grande cambiamento” e “Un posto al sole)”. Scriverai un libro anche su “mamma” Rai? “Non ci ho mai pensato e non ci penserò neanche in futuro – ha garantito Mele -. Mi piacerebbe scrivere un libro sulla vera storia del sistema televisivo italiano. Una storia che nessuno ha mai raccontato, la Rai mi interessa all’interno di questo contesto che sta cambiando”. Presto ci sarà un nuovo standard televisivo e ci saranno problemi con le frequenze. “Anche guardando a quest’ennesima rivoluzione ho deciso di candidarmi. Sarei anche un ‘garante tecnologico’ per la Rai. Ma dovrà affrontare queste sfide insieme al sistema televisivo, non da sola”. Più difficile fare il giornalista o il consigliere Rai? “Dipende da come si fa il giornalista. Tra fare il giornalista bene e il consigliere Rai – ha concluso – è più difficile fare il giornalista”.