Massimo Giannini: “Cedere quote di libertà per contenere covid-19”

0
408
Il giornalista Massimo Giannini. Foto da account @LaStampa.

Da Nicola Porro (Rete4) a Lucia Annunziata (Rai3); da Roberto Giacobbo (Italia1) a Giovanna Pancheri (Sky). Il covid-19 attraversa veloce le redazioni delle televisioni, quando va bene costringe i colleghi a quarantene preventive (Bruno Vespa, ad esempio, oppure Federica Sciarelli). E quando va male si finisce addirittura in rianimazione. É il caso del direttore de La Stampa, Massimo Giannini. “Oggi ‘festeggio’ 14 giorni consecutivi al letto con il covid-19 di cui gli ultimi cinque – ha scritto domenica scorsa su Twitter – in terapia intensiva. Sono circondato di persone che soffrono e lottano per la vita: sedate, intubate, pronate. Questo è il virus: ricordiamocelo”. E poi rimanda al suo editoriale su La Stampa in cui scende nei particolari. “Quando sono entrato in questa terapia intensiva, cinque giorni fa, eravamo 16, per lo più ultrasessantenni. Oggi siamo 54, in prevalenza 50/55enni. A parte me, e un’altra decina di più fortunati, sono tutti in condizioni assai gravi: sedati, intubati, pronati. Bisognerebbe vedere, per capire cosa significa tutto questo. Ma la gente non vuole vedere, e spesso si rifiuta di capire”. Un Giannini che mentre racconta è collegato “ai tubicini dell’ossigeno, ai sensori dei parametri vitali, al saturimetro, con un accesso arterioso al braccio sinistro e un accesso venoso a quello destro”. Quindi la chiosa amara: “Se vogliamo contenere il virus, dobbiamo cedere quote di libertà. Non c’è altra soluzione”.

Approfondimenti