Media in agitazione in Polonia, in Ungheria chiude radio anti Orban. Libertà di stampa “assediata” ad est

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Foto di Gundula Vogel da Pixabay

Con una decisione clamorosa ieri (ndr 10 Febbraio) i media indipendenti polacchi hanno sospeso la copertura delle notizie per tutta la giornata e le pagine web delle principali testate del paese sono state oscurate. Motivo della protesta è la nuova tassa sulla pubblicità in fase di approvazione da parte del parlamento di Varsavia che, secondo le emittenti e gli editori, minerebbe la libertà di stampa.

Se in Polonia c’è allarme per le possibili ingerenze sulla stampa del governo guidato dalla destra nazionalista di Mateusz Morawiecki, non se la passano meglio in Ungheria, dove Klubrádió, una radio da sempre molto critica nei confronti del premier Viktor Orbán, è a rischio chiusura.

L’intervento della Commissione europea – Situazioni che hanno indotto la Commissione europea ad intervenire attraverso una dichiarazione ufficiale del portavoce Christian Wigand che ha riferito come l’esecutivo europeo sia “preoccupato per la libertà dei media in Ungheria e in Polonia” ribadendo che “i media devono poter lavorare liberamente e indipendentemente ovunque nell’Unione europea” e che gli Stati membri devono assicurare “che le loro politiche fiscali o di altro tipo non influiscano sul loro dovere di assicurare un settore dell’informazione libero, indipendente e diversificato”.

La vicenda polacca – In Polonia 43 diversi media, compresi i maggiori editori di giornali e riviste e le principali reti televisive indipendenti, hanno firmato una lettera aperta al primo ministro Morawiecki, scagliandosi contro la nuova legge sulla pubblicità definendola “semplicemente un’estorsione”. Il governo si difende sostenendo che la nuova tassa sulle entrate pubblicitarie delle imprese, che varia dal 2 per cento al 15 per cento a seconda delle dimensioni dell’azienda, è un modo per riparare le finanze pubbliche messe a dura prova dalla pandemia e che i soldi ricavati andranno alla sanità e alla cultura. I media e l’opposizione vedono la tassa come la volontà di imbavagliare la stampa indipendente da parte del governo guidato dal partito nazionalista Diritto e Giustizia, accusato di seguire le orme dell’Ungheria di di Viktor Orban. La nuova tassa sarebbe strutturata in modo tale che molti editori filogovernativi di destra, per lo più di piccole dimensioni, non dovrebbero pagarla. Inoltre, accusano gli editori indipendenti, la tassa non colpirebbe neanche i giganti internazionali di Internet tanto che raccoglierebbe al massimo 100 milioni di złoty, mentre dalle aziende dei media attive in Polonia l’incasso sarebbe di 800 milioni di złoty.

La situazione ungherese – La vicenda di Klubrádió in Ungheria è legata ad una vicenda giudiziaria. L’autorità di vigilanza sui media di Budapest, infatti, non le ha rinnovato la licenza per via di ritardi nel presentare la necessaria documentazione. Klubrádió ha perso il ricorso in appello e deve ora rivolgersi alla Corte Suprema. Una decisione che la stazione radio ha definito “politica, vergognosa e vigliacca”.

Ora la palla passa all’Unione Europea che dopo i richiami potrebbe far valere la possibilità di sospendere il versamento di fondi europei a singoli Paesi nel caso di violazioni dello stato di diritto che mettano a rischio il bilancio comunitario.