Mediaset fa pace con Vivendi e si taglia gli stipendi

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Cologno_monzese_mediaset. Foto Wikimedia Commons

Dopo cinque anni di carte bollate, Italia e Francia hanno finalmente firmato l’armistizio. L’annuncio ufficiale è arrivato con un comunicato congiunto lunedì 3 maggio a tarda sera: “Fininvest, Mediaset e Vivendi mettono fine alle loro controversie”. Un testo in cui i broadcaster si dicono “lieti di annunciare di aver raggiunto un accordo globale per mettere fine alle loro controversie rinunciando reciprocamente a tutte le cause e denunce pendenti”. “Vivendi – si legge – favorirà lo sviluppo internazionale di Mediaset votando a favore dell’abolizione del meccanismo del voto maggiorato e del trasferimento della sede legale di Mediaset in Olanda. Mediaset e Vivendi hanno inoltre stipulato accordi di buon vicinato nella televisione free-to-air e di standstill della durata di cinque anni. All’assemblea ordinaria di Mediaset, prevista il 23 giugno 2021, Fininvest proporrà la distribuzione a tutti gli azionisti di un dividendo straordinario di 0,30 euro per azione in pagamento il 21 luglio 2021. Fininvest e Vivendi si sono obbligate a votare a favore di tale deliberazione. Vivendi ha preso l’impegno di vendere sul mercato l’intera quota del 19,19% di Mediaset detenuta da Simon Fiduciaria in un periodo di cinque anni. Fininvest avrà il diritto di acquistare le azioni eventualmente invendute in ciascun periodo di 12 mesi, al prezzo annuale stabilito. Fininvest acquisterà al closing il 5% del capitale sociale di Mediaset, detenuto direttamente da Vivendi, al prezzo di 2,70 euro per azione, dopo lo stacco del dividendo. Vivendi rimarrà azionista di Mediaset con la quota residua del 4,61% e sarà libera di mantenere o vendere tale partecipazione in qualsiasi momento e a qualsiasi prezzo. Dailymotion, società controllata da Vivendi, ha concordato di effettuare un pagamento di 26,3 milioni per la definizione del contezioso relativo al copyright con RTI e Medusa, società del Gruppo Mediaset. Il closing dell’accordo – conclude la nota congiunta – è previsto per il 22 luglio 2021”.

NE’ VINCITORI NE’ VINTI – Alla fine di questo lungo contenzioso – partito con l’improvviso rifiuto dei francesi (nel 2016) di acquistare Mediaset Premium condito dalla scalata “ostile” alle azioni del “Biscione” – nessuno può dirsi vincitore. Sia in Italia sia in Francia, invece, si raccolgono i cocci di un lungo e costoso contenzioso. In compenso Mediaset si libera quasi del tutto del socio scomodo e può ricominciare – con un patto di non belligeranza – a pensare alla propria strategia espansionistica in Europa a partire dal trasferimento della sede legale in Olanda. Vivendi mette da parte un piccolo gruzzolo, tiene un piedino (ma sena potere decisione) a Cologno e continuerà a giocare la propria partita da protagonista in casa Telecom.

IL TAGLIO DEGLI STIPENDI – Nel frattempo a Cologno Monzese – come si legge nella Relazione sulla politica in materia di remunerazione e sui compensi corrisposti – è tempo di taglio agli emolumenti al top management. La busta paga più alta nel 2020 – nonostante un taglio del 23% – l’ha portata a casa Stefano Sala, ad della concessionaria Publitalia: 2.506.447 euro rispetto ai 3.262.961 del 2019. Per il presidente Fedele Confalonieri nessun taglio: ha percepito un emolumento di 1.875.000 euro. Taglio del 24%, invece, per l’ad Pier Silvio Berlusconi: passa da 2.207.214 del 2019 a 1.668.777 euro. Taglio del 23% per il cfo Marco Giordani: da 1.816.316 a 1.401.269 euro. Il direttore risorse umane, Niccolò Querci, subisce un taglio del 14% e passa da 1.727.100 a 1.478.053 euro. Il consigliere Gina Nieri, infine, subisce un taglio del 15: nel 2020 incassa 1.364.455 rispetto a 1.613.449 del 2019.

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